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Foto di rbanks da flickr.comda Vanity Fair, 13 maggio 2009

Probabile che Matteo Salvini, il leghista che chiede posti prioritari per i milanesi sul metrò, sappia nulla di Rosa Parks e della sua storia lucente. Rosa Parks era una donna nera di Montgomery, Alabama. Quando l’1 dicembre 1955 decise di sedersi in uno dei posti dell’autobus riservato ai bianchi, aveva 42 anni. Lavorava come sarta in un grande magazzino. Stava tornando a casa e aveva avuto una giornata dura. Rimase seduta per una manciata di fermate. Poi salirono dei bianchi. Il conducente le ordinò di alzarsi. E lei, che lo aveva fatto mille altre volte, rispettando la legge dell’Alabama che riservava ai negroes gli ultimi posti in fondo all’autobus, decise di disobbedire: “Non mi alzo”. Il conducente fermò l’autobus, chiamò due poliziotti che arrestarono Rosa Parks.

Per protesta la comunità afroamericana, guidata dal giovane reverendo Martin Luther King, decise che nessun nero sarebbe più salito sugli autobus di Montgomery, fino a quando non fosse stata cancellata la segregazione razziale. Il boicottaggio durò 381 giorni. Durante i quali tutti i neri andavano a piedi, oppure in automobili strapiene, oppure in bicicletta, e gli autobus vuoti rimanevano nelle rimesse. Il 19 dicembre 1956 la Corte Suprema degli Usa - su richiesta dei difensori di Rosa Parks, condannata a 10 dollari di multa - dichiarò incostituzionali le leggi della segregazione. Il giorno dopo Martin Luther King e il reverendo bianco Glen Smith salirono sull’autobus e si sedettero uno di fianco all’altro. Oggi quell’autobus è in un museo, Rosa Parks sta nel cielo dei giusti, Obama abita alla Casa Bianca, e Matteo Salvini fa il capogruppo della Lega a Milano.
(Foto di rbanks da flickr.com)

Segnalazioni

Marco Travaglio presenta "Italia Anno Zero", scritto con Vauro e Beatrice Borromeo
Fiera del Libro di Torino, 17 maggio 2009 (Fonte: youreporter.it)

La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
Consulta l'archivio segreto di monsignor Dardozzi in esclusiva online nella rubrica curata dall'autore



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Vignetta di NatangeloZorro
l'Unità, 13 maggio 2009


Non avendo mai scritto una riga sui misteri d’Italia, Pierluigi Battista pretende pure che non ne scrivano gli altri, se no lui fa brutta figura. Così, sul Corriere, compila una lunga lista nera di reprobi – “storici, politologi, politici, giornalisti, memorialisti” – che si sono permessi di scavare nelle fondamenta della I e della II Repubblica, imbattendosi regolarmente nel “doppio Stato” che pubblicamente si ammantava di legalità e democrazia, mentre dietro le quinte faceva o copriva o depistava stragi, omicidi politici, mafie, corruzioni. Ora, esulta il Cerchiobattista, “la misteriologia doppiostatista rischia di andare in soffitta”. E perché, di grazia? Perchè Napolitano ha definito “fantomatico” il “doppio Stato”.

Ora, a parte il fatto che il presidente ha rammentato i tentativi di “una parte degli apparati dello Stato” di “destabilizzare il sistema” e “depistare” le indagini sulle stragi per “una svolta autoritaria”, e che nessun altro presidente europeo potrebbe mai dire altrettanto, è vero che parlare di doppio Stato è eccessivo: un paese che non vuol conoscere i mandanti delle stragi fondative della I Repubblica (Portella della Ginestra) e della II (quelle del 1992-‘93a Capaci, Via d’Amelio, Milano, Firenze e Roma), di Stato non ne ha mai avuto nemmeno uno, figurarsi due. Purtroppo, però, nelle democrazie la Storia non la scrivono i politici. L’”ipse dixit” è tipico dei regimi autoritari, dove la storia la scrive il Potere a suo uso e consumo. Proprio quel che pretenderebbe Battista: uno che, potendo, le cronache dell’ippica le farebbe scrivere dai cavalli.
(Vignetta di Natangelo)

Gli approfondimenti della rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
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Montanelli narratore - Convegno all'Accademia della Crusca
Lunedì 18 maggio, Firenze

"Schedare i clochard!" Il governo pretende di sapere il "domicilio" dei barboni di Stefano Corradino (Articolo21.info)

Liberi tutti - l'inchiesta video di Matteo Fallica che ha vinto il concorso "InchiestaPA"

L'incantesimo della Repubblica Televisiva - il videopost di Enzo di Frenna sulla mistificazione del termine "libertà" sbandierato in televisione

Video di Qui Lecco Libera - Incontro con Nichi Vendola


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Ora lo dice anche Enrico Mentana, nel suo libro “Passionaccia”: il gruppo Mediaset “sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo”. Lo disse, anzi lo scrisse via mail nell’aprile 2008 a Fedele Confalonieri, dopo una fantozziana cena aziendale all’indomani della vittoria del padrone: “C’era tutta la prima linea dell’informazione (Mediaset, ndr), ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving… di ringraziamento elettorale… Era scontato complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine… per la ‘missione compiuta’”.

“Dopo aver irriso - prosegue Mentana nel libro - per oltre un decennio, e con molte ragioni, le accuse di chi dipinge Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto d’interessi”. Più avanti il fondatore del Tg5 spiega che la sua cacciata dal gruppo è dovuta non al caso Englaro, ma all’aver invitato Di Pietro nonostante il veto di Confalonieri. In attesa che una qualche Authority competente sui conflitti d’interessi si faccia raccontare da Mentana il comitato elettorale chiamato Mediaset, si spera che d’ora in poi nessuna persona sana di mente osi più menarla con la favola che “comunque Mediaset ha Costanzo e le Iene”. O con la baggianata che “Di Pietro fa il gioco di Berlusconi”. Altrimenti Mentana, dopo quell’intervista, l’avrebbero promosso, non cacciato. Ma forse Di Pietro fa il gioco di Berlusconi e Berlusconi non lo sa.
(Immagine di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti della rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Italia Anno Zero - Sfoglia le prime pagine del nuovo libro di Marco Travaglio, Vauro e Beatrice Borromeo, da oggi in libreria

Pane e propaganda - Ucuntu n. 40 (13 maggio 2009)

In memoria di Giuseppe Impastato... meglio conosciuto come Peppino, vittima innocente di Cosa Nostra, vittima innocente di chi l’antimafia la pratica solo con le parole…
di Pamela Giacomarro

Video di Qui Lecco Libera - Pier Ferdinando Casini e le priorità antimafia

Le video interviste dal blog di Daniele Martinelli
Beatrice Borromeo, oscurata da Rai2
Vauro, il censurato che sorride

Raccolta di firme degli italiani in Finlandia contro le battute del Premier ("La rondine" online)


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Foto di GiantsFanatic da flickr.com«A che serve un altro giornale di sinistra?». È buona la domanda con cui Piero Sansonetti, apre il suo editoriale sul primo numero de "l'Altro", il nuovo quotidiano capitanato dell'ex direttore di Liberazione, in edicola da martedì 12 maggio. Meno buona, anzi pessima, è però la risposta. Secondo Sansonetti l'Altro servirà a «diffondere idee» e «esprimere pensieri». E in effetti di pensieri a scorrere le 12 pagine del quotidiano se ne trovano parecchi. Peccato però che non si trovi neanche una notizia. Perché qualcuno debba spendere un euro per conoscere il Sansonetti pensiero, quando lo stesso viene quasi quotidianamente espresso nelle trasmissioni della cosiddetta informazione del duopolio-monopolio Rai Mediast, resta dunque un mistero.

Più chiaro è invece il motivo per cui la Mondadori di Silvio Berlusconi ha accettato di distribuire il giornale in 80 diverse città. Le opinioni, specie se espresse sulla carta stampata e perciò destinate a raggiungere poche, anzi pochissime persone, non hanno mai dato fastidio a nessuno. Quello che disturba sono i fatti. Senza conoscerli è impossibile avviare qualsiasi tipo di ragionamento.

Se poi su "l'Altro" ci trovi persino un articolo in cui al grido di «Abbasso Santoro, viva le veline» ci si lamenta, al pari de "Il Giornale" di Mario Giordano, di un inesistente «linciaggio pubblico» operato da Annozero nei confronti della favorita del Cavaliere, Noemi Letizia, ecco che le opinioni da ininfluenti diventano addirittura musica per le orecchie del premier.

Sansonetti merita dunque un consiglio, se non altro perché dà lavoro a una dozzina di colleghi. Smetta di elecubrare teorie per «la sinistra da buttare» e cominci a fare il giornalista.
(Foto di GiantsFanatic da flickr.com)

Segnalazioni

Mi gioco la Fiat: la puntata di Annozero di domani sera (Rai2 - ore 21) vede tra gli ospiti Gianni Dragoni, autore insieme a Giorgio Meletti de "La paga dei padroni", il libro che ha anticipato la discussione sui superstipendi dei manager e sulle sconfitte del capitalismo all'italiana.

Facci confessa che Mediaset è un comitato elettorale - guarda il video

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Vignetta di Tonus da vernacoliere.comSarà che dorme tre ore per notte (“per altre tre faccio l’amore”, dixit), sarà che ultimamente gli è andato di traverso tutto: la gita a Casoria dalla bimba, il campionato del Milan, le passeggiate elettrorali tra le salme e le macerie a L’Aquila, la festicciola l’altra sera a Sharm El Sheik dal suo amico Umberto Smaila, e pure il benedetto matrimonio con Veronica, ma da qualche settimana il Cavaliere non è più lui. Ride tirato persino da Vespa. Per il resto gira funereo, reagisce irascibile, litiga con tutti. Con l’Onu e con i vescovi per il respingimento degli immigrati.
Litiga con il presidente Giorgio Napolitano che gli proibisce di nominare ministro della Sanità il suo medico personale Ferruccio Fazio, scienziato della nidiata San Raffaele.
Litiga con il ministro Giulio Tremonti che se ne frega dei miliardi promessi dal Cavaliere ai terremotati (prima 6, poi 8, poi 12) e gliene concede uno solo subito, altri 4 nei prossimi 24 anni, niet su tutto il resto, addio al Ponte sullo Stretto.  
Litiga con il presidente della Camera Gianfranco Fini per le nomine Rai (che al momento saltano) per le veline, che dovuto ritirare, per gli sbarchi, per i decreti legge, e per tutte le forzature costituzionali che invece continuano.
Litiga con la Lega per il suo appoggio al referendum elettorale, ideato dall’astuto Mariotto Segni, che se approvato rischierebbe di consegnargli definitivamente l’intera Italia.
Litiga persino con Paolo Guzzanti, giornalista, imitatore, senatore azzurro, che dopo una decina d’anni di velluti rossi e penombre si è accorto della mignottocrazia imperante in quegli stessi paraggi, coerente, dice lui, con la prossima deriva autoritaria del suo (ex) leader.

Non placa l’ira di Silvio neppure la sua mitologica biografia a colori, appena varata dall’amico Vittorio Feltri, quello di Libero. E’ tutto roba vecchia, edulcorata e farlocca, ma lucidata come nuova. Lo stile è pura Corea del Nord. Irresistibile persino ai depressi. Parte da Silvio bimbo che gioca con un telefono e la didascalia che recita: “Gli piaceva giocare con il finto telefono. “Oggi - dice il presidente del Consiglio - quello vero suona in continuazione e mi diverte molto meno”. Le immagini sono da antologia. Il senno è quello di Renato Farina, giornalista e agente segreto, che annuncia il suo “Silvio visto da vicino”, cosi’ vicino da condividerne “comuni amicizia, letture, ideali”. Specialmente ideali. E tanta stima. Tanta lealtà da osare, talvolta, di “dirgli di levarsi il prezzemolo dai denti”. Lealtà odontoiatrica.
(Vignetta di Tonus da vernacoliere.com)

Segnalazioni

Caotica, ma affascinante - di Stefan Ulrich (Sueddeutsche Zeitung - 5 maggio 2009)
Ammirazione per piazze e pizze, derisione per mafia, Fiat e Berlusconi: L´immagine che i tedeschi hanno dell´Italia oscilla tra due estremi.
(Traduzione a cura di Italiadallestero.info)



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Testo:
"Buongiorno a tutti, le liste per le elezioni europee sono complete, me le sono studiate, anche perché ho dovuto fare un lungo pezzo sugli Impresentabili per Micromega e quindi, come ci eravamo detti quando le liste erano ancora provvisorie, dedichiamo questo Passaparola a una specie di guida al voto, ai consigli per il non voto, ossia ai consigli per scansare quelli che, secondo il mio parere - poi ciascuno potrà decidere, ma almeno lo farà in base a elementi concreti - sono persone che bisognerebbe tenere lontane dalle istituzioni, soprattutto dalle istituzioni europee...
Leggi tutto
 

Errata corrige
Una piccola rettifica al Passaparola di ieri (registrato nove giorni fa in quanto lunedì ero in viaggio di ritorno dal festival del giornalismo investigativo di Marsala).
Bruno De Vita, nonostante quel che era stato annunciato nella conferenza stampa ufficiale di metà aprile, è stato escluso dalle liste di Sinistra Europea all'ultimo momento. Dunque, non sarà candidato. La sua imbarazzante vicenda, in ogni caso, non getta una buona luce su Sinistra Europea (che peraltro presenta anche alcuni candidati di valore), perché il gruppo Consumatori Uniti guidato da De Vita fa parte dell'alleanza con Prc e Pdci e compare nel logo della Lista insieme agli altri partiti. "Mi hanno chiesto di non fare polemiche fino ai risultati elettorali", ha dichiarato De Vita all'Ansa il 28 aprile, "ma c'è stato un problema politico, innanzitutto. L'accordo era fare una lista anticapitalista che strada facendo è diventata di nuovo quasi solo comunista. E poi abbiamo avuto forti dissensi su come rappresentare l'impegno dei difensori dei diritti dei consumatori nelle candidature. Alla fine abbiamo deciso di rinunciare".
m.t.

Nota bene: a tutti gli amici del blog segnalo che il sito www.marcotravaglio.tv non ha nulla a che vedere con me e quindi, naturalmente, io non sono responsabile di nessuno dei suoi contenuti. Oggi come sempre.

Segnalazioni

Il dito e la Luna - il nuovo post di Bruno Tinti

Indagati i legami tra mafia e centrali eoliche in Sicilia di Guy Dinmore (Financial Times - 4 maggio 2009)
Traduzione a cura di
Italiadallestero.info

"XL EXTRA LEGEM. Giustizia su misura" - lo spettacolo teatrale di e con Bruno Tinti
12 maggio 2009, ore 21 - Anteprima Nazionale al Teatro Due di Parma

Ritorno Al Tappone - il video di Roberto Corradi

Se non son gnocche non le vogliamo - di
Carlo Cornaglia
Per l’erede designata,
dai colleghi boicottata,
è il momento della gloria:
la ministra fa Vittoria

con la delega al Turismo,
il campione di alpinismo
ha finito la scalata.
Detta Trota salmonata
Leggi tutto
 


continua

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Vignetta di theHandDunque. Elio Letizia da Secondigliano, messo comunale, 12 mila euro dichiarati all’anno, ha una figlia, Noemi, che veste firmato e va a scuola in Mercedes con autista. Lui conosce intimamente il premier, ma né lui né il premier spiegano come e quando si sono conosciuti. Anche Noemi conosce intimamente il premier: a 15 anni inviò un book di foto a Mediaset tramite un amico di Dell’Utri; poi, a 16-17 anni, iniziò a frequentare “papi” per tirargli su il morale col karaoke. Milano, Roma, Sardegna. Ma sempre, giura Ghedini, accompagnata dai genitori. Strano: i coniugi Letizia risultano separati da anni; e il Corriere ventila addirittura un’“amicizia particolare” tra Elio e un ex dirigente comunale. Quali armi di persuasione possieda Elio per convocare il premier da Milano alla circonvallazione di Casoria, posto da paura, non è dato sapere. Salvo credere al premier: “Elio voleva parlarmi delle candidature di Malvano e Martusciello”. Uno è l’ex questore di Napoli, deputato Pdl; l’altro un consigliere regionale Pdl, fratello del coordinatore forzista in Campania. I due non han mai visto né conosciuto Elio. Che però, generoso com’è, li raccomandava lo stesso.

Silvio rimane chiuso un’ora in aereo a Capodichino in attesa che Noemi entri alla festa. E, siccome ha deciso all’ultimo momento, le regala un collier che casualmente teneva in tasca, per ogni evenienza. Sempre casualmente, la scorta aveva "bonificato" il locale da eventuali pericoli già in mattinata, prima che lo stesso premier sapesse che ci sarebbe andato. E, ancora casualmente, da sotto un tavolo è poi spuntato in tempo reale un fotografo di “Chi” (Mondadori) per immortalare la scena. Tutto chiaro. Ecco perchè Veronica e Mike Bongiorno trovavano perennemente occupato: era sempre al telefono con Elio.
(Vignetta di theHand)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Post scriptum

Rispondo ad alcuni amici del blog sul caso Vulpio

Segnalazioni

Articolo 21: botte mediatiche a Monica Guerritore


Beatrice Borromeo accusa: «Marano mi ha insultato. Urlava cose irripetibili del tipo: cretina ma chi ti paga a te»

Il valore fondante dell'articolo 21 della costituzione italiana per una comunicazione libera e democratica - Incontro/dibattito con Oscari Luigi Scalfaro
Lunedì 11 maggio 2009, ore 16, sala delle Conferenze, Piazza di Montecitorio 1

La locandina

Pardi: Boicottiamo il referendum, sarà il suicidio dell'opposizione (da Micromega.net)




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