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da Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2010

L’altra sera, su La7, è apparso Nicola Porro in stato di evidente alterazione. A un certo punto, riuscendo a stupire persino il conduttore, peraltro aduso a maneggiare casi umani, il Porro lamentava la mancata solidarietà di Napolitano. A che titolo il capo dello Stato dovrebbe tributare solidarietà al Porro, sfugge ai più, compreso probabilmente il Porro medesimo. A meno che il Porro non invochi solidarietà per esser costretto a lavorare con un direttore come Sallusti. Nel qual caso la merita tutta, come del resto Sallusti per essersi ritrovato un vicedirettore come Porro.
Uno che, quand’è in vena di scherzi, telefona al portavoce della Marcegaglia per minacciare di “romperle il cazzo per venti giorni”. Che burlone.

Feltri, al quale va la nostra solidarietà per avere un direttore e un vicedirettore così, definisce Porro “un pirla”. Ma Porro, a La7, assicura che scherza anche Feltri. Sono tutti dei gran buontemponi. Forse scherza anche una delle penne di punta del Giornale, Antonio Signorini, che dedica un articolo al Pm Woodcock e alle critiche che in passato gli mosse Fini per la sua “fantasia investigativa”. Signorini cita, fra gli insuccessi di Woodcock, le inchieste su Vallettopoli e sull’ex portavoce finiano Salvo Sottile. Forse non sa che Vallettopoli ha portato alla condanna di Corona & C. per estorsione e altro; e che Sottile è stato condannato a 8 mesi in primo grado per peculato, avendo usato l’autoblu per scarrozzare la signorina Gregoraci. O forse anche Signorini, secondo le usanze della casa, è in vena di burle. Solidarietà anche a lui.
E pure a Ferruccio de   Bortoli, per essere costretto (ma da chi?) a pubblicare le lenzuolate di Piero Ostellino. L’altro giorno il piccolo Ostello ha riempito mezza pagina di Corriere con un articolo in linguaggio ottocentesco: “Degli ultimi casi d’Italia qui descritti da Piero Ostellino attraverso la libera trasposizione ‘Degli ultimi casi di Romagna’, 1846, di Massimo d’Azeglio”. Ogni tanto Ostellino sprofonda in crisi di identità e si crede Massimo d’Azeglio (ma anche Costantino Nigra, il conte Solaro della Margarita, Quintino Sella, Giovanni Lanza e così via): abbandona il computer, impugna la piuma d’oca, la intinge nel calamaio e verga sapide articolesse a base di lemmi ottocenteschi: “L’arte di murar la casa ad un mattone per volta”, “de’ governi”, “sudditi pontificj”, “a’ sudditi”, “bastante cagione”, “apransi agli Italiani modi liberi e virtuosi”, “vilmente servi all’oro straniero”, “ajutarla”... È la sindrome d’amnesia che coglie il personaggio interpretato da Sordi nel film Troppo forte di Verdone: l’avvocato Gian Giacomo Pignacorelli in Selci che, di punto in bianco, dimentica l’arte forense e diventa un ballerino abbandonando gli attoniti clienti.  
Ieri, tornato in sé ma non troppo, Ostellino ha ripreso a scrivere in italiano contemporaneo per lanciarsi al salvamento del Giornale perseguitato dai Pm napoletani. Ce l’aveva con gli italiani, che “non si indignano” per l’inchiesta di Napoli, “come se perquisire un giornale fosse la cosa più normale del mondo” (lo è, se ne faccia una ragione). E, non contenti, rispondono a un sondaggio di Sky che era giusto perquisire il Giornale. Ergo siamo “un paese anormale, incivile, ancora fermo al ‘22”. Cioè al fascismo.

L’anomalia, a suo dire, non è la telefonata minatoria di Porro al portavoce della Marcegaglia: anzi, di “conversazioni come quella... ne corrono a centinaia tutti i giorni” (anche lui evidentemente è solito chiamare i portavoce di questo o quello minacciando di “rompere il cazzo per 20 giorni” a questo o quello). E nemmeno il fatto che “il padrone del Giornale” – come dice Feltri – sia Confalonieri, presidente di Mediaset, in barba alla legge Gasparri che vieta a Mediaset di controllare giornali. No, l’anomalia è che la magistratura intercetti Porro. Il poveretto non sa che l’intercettato non era Porro, ma il portavoce della Marcegaglia. Poi però, a sorpresa, Ostellino butta lì che “la madre dei cretini è sempre incinta”. Un’autocritica ferocissima, forse immeritata. Piena solidarietà anche a lui. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 

Sotto a chi tocca - Le poesie di Carlo Cornaglia
Fino a quando gli ha detto: “Silvio, ok!”
l’ha lodata e abbracciata lusinghiero,
fino al brutal: “Una velina sei!”
e a offrirle allo Sviluppo il ministero.

Ma bastò dir che “La ripresa è lenta,
l’evasione fiscal sbalorditiva
e non fummo i miglior nella tormenta”
per scatenar l’azione punitiva.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Video - Nicola Porro a Niente di Personale del 10 ottobre 2010. Prima parte - Seconda parte

La voce del Ribelle - N. 25 ottobre 2010

Milano, 13 ottobre, ore 18 - Nell'ambito di "
L'Italia senz'anima", rassegna di incontri a cura di librerie.coop e Chiarelettere,  Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, Peter Gomez e Angelo Maria Perrino incontrano il pubblico. C/o libreria Coop, via Festa del Perdono.


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da Il Fatto Quotidiano, 6 ottobre 2010

Alessandro Sallusti, il rassicurante neodirettore responsabile (si fa per dire) del Giornale, lancia un allarme da far tremare le vene e i polsi. Titolone a tutta prima pagina: “I pm spiano i telefoni del Giornale”. Svolgimento: “Abbiamo la certezza che almeno due Procure, una al Nord l’altra al Sud, tengono sotto controllo i telefoni e i telefonini di direttori e vicedirettori de Il Giornale. Al momento nessuno di noi è coinvolto in procedimenti giudiziari né ha ricevuto avvisi di garanzia né è stato convocato... Eppure ci sono pm che si divertono ad ascoltare le nostre conversazioni”.

 Ora, a parte il prevedibile sollazzo di ascoltare le telefonate di (ma soprattutto tra) Feltri e Sallusti nel tempo libero, nessuno può sottovalutare la gravità della situazione. Ci sono pm che intercettano qualcuno senza prima dirglielo, il che è già ben strano: di solito, quando si intercetta qualcuno, lo si avverte con largo anticipo, anzi si domanda se abbia nulla in contrario; in caso di diniego, si soprassiede. Ma Sallusti è un uomo fortunato e l’ha saputo comunque. Ora teme che lo vogliano “incastrare”, “non si sa mai, magari qualcosa si scopre”.
L’idea che basti comportarsi bene per non aver nulla da temere non lo sfiora proprio. Anzi un altro timore l’assale: forse ai pm nordisti e sudisti che passano notti insonni ad ascoltare lui e Feltri “non interessa quel che diciamo noi, ma sono curiosi di sapere che cosa dicono i personaggi della politica coi quali ogni giorno parliamo”. E qui, una volta tanto, B. non c’entra: è noto infatti che né Feltri né Sallusti parlano mai con lui, essendo autonomi e indipendenti dal loro editore e dal di lui fratello.

Eppure è proprio per B. che Sallusti è angosciato: “Sono anche questi – scrive – gli abusi di cui parla il presidente Berlusconi... La magistratura, violando o piegando norme e leggi a suo vantaggio, vuole tenere sotto controllo altri legittimi poteri che dovrebbero godere di piena autonomia: l’esecutivo, la politica e l’informazione”. Ora, com’è noto, i parlamentari non possono essere intercettati, salvo autorizzazione preventiva del Parlamento. Ma nulla del genere è previsto per i giornalisti, che infatti vengono spesso intercettati: sia quando commettono reati comuni (tipo fare le spie, come l’ottimo Betulla, già collaboratore di Feltri e Sallusti), sia quando violano il segreto investigativo. Non vorremmo togliere la primazia a Feltri e Sallusti, ma capita sovente che giornalisti vengano intercettati: da Carlo Vulpio – che Libero di Feltri e Sallusti sputtanò pubblicando le sue conversazioni con le sue fonti perché aveva il torto di occuparsi delle inchieste di De Magistris – al nostro Antonio Massari, intercettato e pedinato per scoprire le sue fonti sull’inchiesta di Trani.
Ed è una fortuna che non sia passata la legge bavaglio difesa da Sallusti, altrimenti si potrebbe incriminare e intercettare anche chi pubblica notizie non segrete.

In attesa di svelarci chi e perché intercetta i nostri eroi, magari con qualche prova, il Giornale raccoglie l’illuminato parere del sottosegretario Mantovano: “Non conosco la vicenda, ma il tono del direttore Sallusti non lascia adito a dubbi”. Eccola la pistola fumante: il tono di Sallusti, meglio del guanto di paraffina. E poi, sottolinea il Giornale, “sulla vicenda è andato in onda un servizio del Tg1 di Augusto Minzolini”: dunque è tutto vero. Il senatore Pdl Gramazio, detto Er Pinguino, chiede al povero Al Fano di sguinzagliare “gli ispettori ministeriali per valutare la regolarità dei fatti denunciati”. Resta da capire dove dovrebbero andare, visto che le due fantomatiche Procure restano ignote. Si procederà così: gli ispettori perlustreranno palmo a palmo l’intero territorio nazionale, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, sottoponendo a stringente interrogatorio chiunque incontrino per strada: “Scusi, lei per caso sta intercettando Sallusti?”. E dinanzi a eventuali dinieghi (“Ma che sta dicendo?”, “Ma è sicuro di stare bene?”) si scuseranno molto: “Ah non è lei? Pardon, come non detto. Tante care cose, ossequi alla sua signora”.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)




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