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da Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2010  

Da quando si crede un esperto di mafia senz’aver mai seguito un processo di mafia in vita sua, Pigi Battista riesce, se possibile, ad accumulare più figure barbine della sua pur ragguardevole collezione. In perfetta simbiosi con i trombettieri berlusconiani, scrive sul Corriere che “i teoremi vacillano”, tutto eccitato per le dichiarazioni dell’ex ministro Conso sul mancato rinnovo del 41-bis a centinaia di mafiosi detenuti nel '93. Il che, a suo avviso, “smentisce facilonerie e interpretazioni che godono di molta popolarità, specialmente a sinistra”. Quali? Che la trattativa Stato-mafia nel 1992-93 fosse finalizzata a “creare una nuova forza politica di cui si preconizzava con incredibile intuito profetico l’egemonia sulla Seconda Repubblica”.
La tecnica è esemplare: si attribuisce a una misteriosa “sinistra” facilonerie e interpretazioni mai dette da nessuno, poi si usa Conso per smentirle: “L’alleggerimento sul 41-bis era già stato realizzato da un mondo lontanissimo dal berlusconismo politico in nascita”. Cioè dai governi Amato e Ciampi che, essendo “di centrosinistra” (in realtà di pentapartito, il Pds non c’era), non potevano “far parte di un ‘complotto’ orchestrato dalla mafia e dalla nuova politica dell’utrian-berlusconiana”. Il pover’uomo, approdato in tarda età a occuparsi di queste vicende, non ha mai letto un libro né una pagina di atti giudiziari. E, da buon orecchiante, fa due più due: siccome il 41-bis l’ha alleggerito Conso, la nascita di Forza Italia non c’entra con la trattativa.

Non sa che da 15 anni i magistrati lavorano intorno ad almeno due trattative: quella degli ultimi scampoli di Prima Repubblica (1992-93) per fermare le stragi, e quella dei primi vagiti della presunta Seconda (1993-94), per rimpiazzare gattopardescamente la Prima con una nuova classe politica ancor più compromessa con la mafia, ma dotata di un potere contrattuale più forte di quello dei partiti agonizzanti per Tangentopoli. È quel che dice Massimo Ciancimino: “Mio padre fu il tramite fra Stato e mafia fino al dicembre del ’92, quando fu arrestato; poi mi disse che, nella primavera-estate del ‘93, gli era subentrato Dell’Utri”. In mezzo ci sono le decisioni “solitarie” (per chi ci crede) di Conso sul 41-bis.
Lungi dallo smentire le ricostruzioni delle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, Conso le conferma a pennello, in un perfetto incastro che solo chi non sa o non vuole vedere può negare. Nel 1992 (governo Amato), dopo Capaci, i vertici del Ros si attivano per cercare un contatto con i boss tramite don Vito, il quale, per saggiare la loro rappresentatività, pretende coperture politiche da Mancino, Rognoni e Violante. Alla fine si fida, come pure Riina, che consegna il papello con 12 richieste che sono la resa senza condizioni dello Stato alla mafia: via il 41-bis, ma soprattutto tre leggi che non si limitino ad alleggerire il carcere duro, ma portino entro pochi anni i boss detenuti fuori dal carcere (revisione del maxi-processo, depotenziamento dei pentiti e soprattutto “dissociazione” modello Br). Provenzano “vende” Riina e si propone come interlocutore, ma la guida di Cosa Nostra l’assume per qualche mese Bagarella, con le stragi nel continente firmate Graviano. Il 41-bis viene addolcito da Conso (governo Ciampi).

Ma per soddisfare le richieste più sostanziose occorre una nuova classe politica. E questa – che la mafia l’abbia ispirata o solo cavalcata – si chiama Forza Italia, ideata da un signore che persino per la Corte d’appello di Palermo ha trattato per vent’anni con Cosa Nostra, almeno fino al ‘92 (dopo c’è l’insufficienza di prove). Sarà un caso, ma Forza Italia proporrà norme per agevolare la revisione dei processi, trafficherà in ogni modo per la dissociazione e bombarderà per anni i pentiti (poi sterilizzati da una legge vergogna votata da sinistra e destra nel 2001). A casa nostra, una trattativa più una trattativa fa due trattative. A casa Battista, zero trattative. Prima di dare un’occhiata alla storia della mafia, forse è consigliabile un ripasso di aritmetica. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Berlusconi socio nostro - di Marco Lillo da ilfattoquotidiano.it

Berluscoma 2011 - Il tramonto della Seconda Repubblica - Il nuovo Dvd di Marco Travaglio
dal 30 novembre in edicola con Il Fatto Quotidiano.



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da Il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2010
Si fa appassionante la caccia al “Cesare” della P3. Secondo i carabinieri è B. La Procura di Roma non è certa che sia lui. Ghedini, Il Geniale e il mèchato di Libero (ieri mattina presente però a Omnibus senza le consuete mèches, ma con una chioma in tinta unita color antiruggine) son sicuri che non è lui. Ecco, lui non farebbe mai certe cose, tipo comprare giudici e aggiustare sentenze: infatti quello salvato dalla prescrizione per aver corrotto il giudice Metta tramite gli avvocati Previti, Pacifico e Acampora (tutti condannati con Metta per corruzione) per fregare la Mondadori a De Benedetti non è mica lui: è un omonimo. Mai, se avesse avuto anche soltanto il sospetto che B. fa certe cose, il Corriere avrebbe potuto elogiarlo – come ha fatto l’altro giorno il pompiere capo Massimo Franco – perché sta ripulendo il P3dl dagli sparuti “segmenti di società che usano il governo come guscio dentro il quale ingrassare i loro comitati d’affari”.
È quel che scrive anche Giancarlo Perna, lievemente sgomento, sul Geniale: “Come fa il Cav a circondarsi di simili ceffi? Verrà mai il giorno in cui, soppesata certa gente, la prenderà a calci nel sedere?”. 

Ecco, B. con i ceffi e i comitati d’affari non c’entra. Sono gli altri che lo dipingono così. Come Jessica Rabbit. È proprio vero che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Plotoni di non vedenti volontari stanno rimuovendo l’intera biografia berlusconiana per distinguere B. il buono dalla sua banda di cattivi (Carboni, Dell’Utri, Verdini, Scajola, Brancher, Caliendo, Cosentino, Sica, Lombardi, Martino). Nessuno osa domandarsi perché mai, un giorno sì e l’altro pure, Dell’Utri seguiti a esaltare l’eroismo di Mangano, un boss sanguinario pericoloso finché si vuole, ma morto dieci anni fa e ormai inoffensivo. A nessuno viene il dubbio che, quando elogia il silenzio (un tempo si sarebbe detto omertà) di Mangano morto, Dell’Utri parli del silenzio dei vivi: anzitutto il suo (“non so se, al posto di Mangano, riuscirei a resistere…”), e poi quello degli altri (mafiosi e non) che sanno tutto delle stragi del 1992-’93, ma finora non l’hanno rivelato. Tipo Giuseppe Graviano che, lungi dallo smentire le accuse di Spatuzza, ha preso tempo, riservandosi di parlare in un secondo momento. Non sarà che, nobilitando il silenzio di Mangano, si vuole perpetuare il silenzio di Graviano e far pesare quello di Dell’Utri?

Il bello di queste vicende, sempre dipinte come fosche e misteriose, è che tutti sanno tutto. È universalmente noto che il no del governo alla protezione di Spatuzza è un sasso in bocca al pentito. L’ha confessato senz’accorgersene Cappuccetto Cicchitto: “Sappiamo perché alcuni tengono tanto a Spatuzza: egli avrebbe dovuto essere la bomba atomica da lanciare contro
  Berlusconi”. Dunque è per disinnescare la bomba atomica contro B. che il governo B. gli nega la protezione. Ed è per aver detto che “via D’Amelio non è solo mafia” che Fini è di nuovo nel mirino del P3dl. Ed è per aver accusato “settori del governo” di “rallentare le indagini sulle stragi” che il finiano Granata viene manganellato dal duo Cicchitto & Laboccetta. Lo sanno tutti che la posta in gioco è il legame fra l’inizio di Forza Italia e la fine delle stragi. Tutti, tranne i non vedenti.

Sul solito Pompiere il solito gnorri Pigi Battista nega ogni rapporto fra i due eventi, con questa poderosa argomentazione: nell’estate ’93, quando esplosero le ultime bombe, i cavalli vincenti della politica erano Occhetto e Mariotto Segni, dunque è impossibile che Cosa Nostra abbia puntato sul partito di B. ideato da Dell’Utri. Forse gli sfugge un paio di particolari. Cosa Nostra aveva ottimi rapporti trentennali con Dell’Utri e B., mentre non conosceva Occhetto e Mariotto. Mangano, come risulta dalle agende di Dell’Utri, andò a trovarlo due volte nel novembre ’93 negli uffici milanesi di Publitalia dove stava nascendo Forza Italia. Che però, secondo il sagace Pigi, è nata sotto un cavolo o l’ha portata la cicogna. La mamma non gli ha ancora detto nulla di come nascono i partiti. 
(Vignetta di Natangelo)





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