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da Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2010

Siamo entrati in possesso della lista completa delle cose da fare per combattere le mafie, letta lunedì da un’autorità indiscussa in materia, il ministro Bobo Maroni a "Vieni via con me", purtroppo tagliata in diretta per motivi di tempo.

Le mafie si combattono sequestrando ai mafiosi il frutto dei loro traffici illeciti. Grandi risultati grazie alle nuove norme del pacchetto sicurezza (infatti nella Finanziaria dello scorso anno abbiamo previsto l’asta dei beni confiscati, così i prestanome dei boss se li possono ricomprare). La ‘ndrangheta è presente al Nord da almeno tre decenni, non è una novità (la mafia invece da quattro decenni: me l’ha spiegato Silvio che nel '74 si prese in casa un boss travestito da stalliere e si trovò benissimo, meglio che con la polizia e i carabinieri). Le mafie si combattono rendendo le istituzioni locali impermeabili alla lusinga degli arricchimenti facili. A questo proposito è stato affermato che la ‘ndrangheta al Nord interloquisce con la Lega. È un’affermazione ingiusta e offensiva per i tanti che come me da sempre contrastano ogni forma di illegalità (per contrastare meglio ogni forma di illegalità e testimoniare la vicinanza alle forze dell’ordine, nel 1996 malmenai alcuni poliziotti venuti a perquisire la sede della Lega e azzannai il polpaccio di uno di essi durante la caduta, guadagnandomi una condanna definitiva per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale; per questo ora faccio il ministro dell’Interno: per competenza gastronomica in fatto di polizia). È soprattutto smentita quest’affermazione dalle recenti operazioni in Lombardia contro la ’ndrangheta, “Cerberus”, “Parco Sud”, “Crimine”, “Infinito” che hanno portato al coinvolgimento e perfino all’arresto di esponenti politici di altri partiti, ma non della Lega. Mi chiedo allora perché indicare proprio e solo la Lega (forse perché nell’ultima operazione, la “Crimine”, hanno fotografato il consigliere regionale leghista Angelo Ciocca pappa e ciccia con il boss Pino Neri?).

Le mafie si combattono dando la caccia ai superlatitanti. In questi due anni magistratura e forze dell’ordine, a cui va il mio plauso e il mio ringraziamento, hanno agito senza sosta e con indubitabili successi. Setola, Strangio, Pelle, Raccuglia, Iovine... (avevano provato a catturare anche il sottosegretario Cosentino, ma noi della Lega, a titolo di plauso e ringraziamento, abbiamo votato contro, così Cosentino può continuare a latitare comodamente a Montecitorio). Questi sono solo alcuni dei 28 superboss presi e messi al carcere duro. Ne mancano solo 2: Zagaria e Messina Denaro (noi diciamo sempre così. Nel 2010, dopo l’arresto in Puglia del boss Franco Li Bergolis, dichiarai: “Un altro pericoloso latitante è stato assicurato alla giustizia. Adesso mancano solo 3 all’appello dei 30 più pericolosi”. Poi fu arrestato Gerlandino Messina e Berlusconi dichiarò: “Messina figurava tra i 30 più pericolosi latitanti, 28 dei quali risultano così assicurati alla giustizia”. Poi fu catturato Antonio Iovine, per cui i latitanti in manette avrebbero dovuto salire a 29 su 30. Invece, non chiedetemi perché, siamo di nuovo scesi a 28, infatti ho appena detto che ne mancano 2, Zagaria e Messina Denaro. E mi sono scordato Vito Badalamenti, che sta in cima alla lista dei latitanti storici dal 2006, quando fu preso Provenzano. E me ne sono pure dimenticati altri 8: Domenico Condello, Attilio Cubeddu, Marco Di Lauro, Giuseppe Giorgi, Giovanni Motisi, Sebastiano Pelle, Pasquale Scotti e Antonio Michele Varano. Cioè ne mancano ancora 9, ma sapete, sono un po’ debole in matematica e poi io qui dico quel cazzo che mi pare, tanto voi non potete controllare e nessuno mi può controbattere). Il cerchio si stringe anche intorno a Zagaria e Messina Denaro (per sicurezza, li abbiamo affidati a Dell’Utri). 
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

Bye bye, Baby - Le poesie di Carlo Cornaglia
Si dice che il Berlusca sia bollito
ed è pertanto dolce immaginare
la pena con la qual verrà punito.
Ad Antigua potrebbe rifugiare,

truccato da turista con bermuda,
esule, come il povero Bettino
oppur trovar qualcun che lo rinchiuda
a Sant’Elena, stil Napoleino.
(leggi tutto)

Dalla Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso:
Bondi: I programmi come Ballaro' annientano la dignita' della politica
Mastella querela Travaglio e Il Fatto Quotidiano


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da Vanity Fair, 6 ottobre 2010

Il solo lato divertente del razzismo leghista di casa nostra lo puoi apprezzare appena passata la frontiera svizzera, tra Chiasso e Lugano, chiacchierando con i cugini leghisti del Canton Ticino quando ti spiegano che le tribù padane di Como, Varese, Verbania, con annessi Suv neri e partite Iva in bianco, sono in realtà spregevoli “ratti italiani”. Topi dentro il formaggio della ricca Svizzera. Gente che “viene da noi a rubarci il lavoro”, come ha appena dichiarato tale Giuliano Bignasca, svizzero col pedigree, leader della Lega Ticinese.

Perché il contrappasso di ogni razzista è di essere schifato da un razzista equivalente, che per privilegio geografico è stato sgravato un po’ più a Nord. Il quale considererà suo e indivisibile il territorio dove ha pascolato in gioventù il cervello. E si sentirà in diritto di squittire insulti verso il proprio Sud, confermando sempre la regola. Compresa quella di essere a sua volta umiliato da latitudini maggiori, magari quelle di un uno scandivo, un eschimese, un merluzzo.

Un bel po’ dei 50 mila lombardi frontalieri si sono molto offesi del paragone coi roditori. Il caso ha voluto che in quelle stesse ore il loro leader più bello, più intelligente e più votato, l’Umberto Bossi da Gemonio, stesse nutrendo la sua fama migliore paragonando i romani ai porci. Ma poi – a differenza del suo alter ego svizzero – ha detto che scherzava, non ce l’aveva con i cittadini romani, ma con i Palazzi della politica, dove stanno il potere e i ministri. Meschino: non ricordandosi che anche lui è un signor ministro, è finito in trappola come un signor topo.
(Vignetta di Fei)


Segnalazioni

Povero vecchio -
Le poesie di Carlo Cornaglia
Ventinove settembre, nell’arena
della Camera blatera il premier,
concludendo così l’estate oscena
vissuta grazie e Fini e ai suoi lacché.

Gli piacerebbe aver la maggioranza
anche senza i Granata ed i Bocchino,
indifferente, nella circostanza,
all’aver trasformato in un casino
(
leggi tutto)

Video -
Bossi e Alemanno, la polentata della pace (da ilfattoquotidiano.it)

Il decreto legislativo n.66/2010 elimina il divieto di costituire associazioni paramilitari in Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Non solo odio - Annozero, in onda giovedì 7 ottobre, ore 21, Rai2 - Ospiti in studio il direttore di Libero Maurizio Belpietro, Luigi De Magistris dell’Italia dei valori e l’esponente del Pdl Daniela Santanchè.

Rovigo, venerdì 8 ottobre, ore 18.30 - Nell'ambito della rassegna La Fiera delle parole, Marco Travaglio  partecipa a un incontro sulla libertà d'informazione. Intervengono Tiziana Ferrario e Filippo Rossi. C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45


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natangelo

Signornò, da L'Espresso in edicola

L’ex Guardasigilli Roberto Castelli, che Saverio Borrelli immortalò sarcasticamente come “l’ingegner ministro”, non s’è ancora riavuto dalla trombatura alle comunali di Lecco. Nel cenacolo di Pontida ha minacciato: “Federalismo o secessione”. E quando Claudio Magris, da quel grande scrittore che è, lo ha rimesso a posto sul Corriere, ha replicato (chiamandolo “dottor Magris”) in pieno stato confusionale. Anzitutto l’ha accusato di non percepire bene, “da Roma” ovviamente ladrona, “la disperazione delle partite Iva del Nord”, ignorando che Magris scrive da Trieste.
Poi si è imbrodato con la consueta modestia: “E’ per me grande motivo di orgoglio essere stato il ministro che è riuscito ad abolire i reati d’opinione in nome della libertà del pensiero”. Non è la prima volta che questo ingegnere meccanico esperto nell’abbattimento dei rumori autostradali si
convince di aver fatto cose che non ha mai fatto. Il 21 luglio 2001, appena insediato alla Giustizia, s’impegnò nel Documento di programmazione economica e finanziaria a istituire il giudice unico di primo grado e a introdurre la competenza penale del giudice di pace: non l’avevano avvertito che entrambe le riforme erano le aveva già realizzate l’Ulivo nella precedente legislatura.
Poi si fece pure l’idea di aver abolito i reati di opinione.

In realtà la riformucola del codice Rocco varata il 25 gennaio 2006 riguardava perlopiù il vilipendio al Tricolore: prima era punito col carcere, da allora basta una multa. Inoltre furono ridotte le pene per l’attentato all'integrità, indipendenza e unità nazionali (pena massima non più l’ergastolo, ma 10 anni). Guarda un po’ la combinazione: Umberto Bossi rischiava di finire dentro per aver detto “col Tricolore mi pulisco il culo”, essendosi giocato la condizionale con altre condanne (tangente Enimont e istigazione a delinquere contro gli attivisti di An da “andare a
prendere casa per casa”); e tutto il vertice leghista era sotto processo a Verona per attentato all’unità e integrità nazionali, con l’accusa di aver organizzato bande paramilitari (le “camicie
verdi”).Insomma, più che i reati di opinione, Castelli depenalizzò i reati della Lega.

Glielo rinfacciò persino Il Foglio, nel 2002: “Le promesse di Castelli sui reati di opinione restano tali”. Infatti le opinioni critiche continuano a essere equiparate alle diffamazioni e punite col carcere: non c’è differenza, nel nostro Codice penale, fra una critica e una diffamazione (attribuzione di un fatto infamante ma falso). L’anno scorso il governo Berlusconi-3 ha addirittura ripristinato l’oltraggio a pubblico ufficiale, abrogato da Prodi nel 1999. Intanto i politici seguitano
a diffamare i cittadini trincerandosi dietro l’insindacabilità parlamentare, mentre trascinano in tribunale il cittadino che osa criticarli. Ne sa qualcosa l’ingegner Castelli, che querelò Franca
Rame
per avergli dato del “pirla” e ne ottenne la condanna a una multa di ben 1 milione di lire. Lui, il paladino della “libertà del pensiero”.
(Vignetta di Natangelo)



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Dunque la molto allenata sinistra dell’eterno 4 4 2, quella che sta perennemente in difesa, non fa mai goal, casca sempre per terra, piagnucola, e aspetta con trepidazione l’intervallo per divorare qualche piccolo avanzo di altre libagioni, non se l’è sentita di tirare neppure davanti alla porta vuota di Pontida. Non ha detto: piantatela, buffoni, con la vostra Padania immaginaria, l’ampolla, il dio Po, e le altre carabattola acchiappa gonzi, compresa la libertà da Roma dove invece vi trovate benissimo, chiedete a Maroni. Mettete giù le mani dall’aria magnifica del Va’ Pensiero. Lasciate stare Verdi che vi avrebbe preso a calci per tutta via Manzoni. Soffiatevi il naso con i vostri ridicoli fazzoletti verdi e poi buttateli via.

No, la sinistra non ha proprio fiatato. Tutti muti a passeggiare dentro la propria area. Aspettando che l’anniversario di un luogo e una data immaginari passassero. Certo per non irritare, per non offendere, per il rispetto dovuto a ogni cultura, ogni identità, ci mancherebbe, ogni vessillo che garrisca al vento, anche quello del sole delle Alpi, fradicio di pioggia, che l’altro ieri tramontava su quel triste migliaio di partite Iva convenute a Pontida per rivendicare in pubblico la più massiccia evasione fiscale europea, chiamandola libertà.

Niente, nemmeno un fiato. E c’è voluto il neo cavourriano Gianfranco Fini per dire con una certa fermezza, la cosa più semplice. E che nell’Italietta sinistra dell’eterno catenaccio è anche la cosa più ardita: la Padania non esiste.  
(Vignetta di Natangelo)

Nonno privacy - Le poesie di Carlo Cornaglia

“Noi non viviamo in democrazia
poiché siamo spiati tutti quanti,
più di sette milion, parola mia!”
Quelli di Confcommercio son festanti

nell’ascoltare Silvio Berlusconi
difensor della privacy di tutti.
“Stop a giornali e ad intercettazioni,
a cronisti e piemme farabutti!”
(leggi tutto)

Segnalazioni

Facce da Lega, il fotoracconto del raduno di Pontida - (dal blog del Popolo Viola)

No bavaglio
Il testo del Ddl
Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona - Le adesioni sul sito della FNSI
L'appello di Articolo 21


fatto

Da oggi on line il nuovo sito de "Il Fatto Quotidiano"

Una nuova piazza per il confronto senza censure - di Peter Gomez
Guarda le video storie di Peter Gomez e Marco Travaglio






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Testo:
Buongiorno a tutti oggi volevo parlarvi di riforme, non di quelle che servirebbero all’Italia perché di quelle sappiamo praticamente tutto, basta guardarsi intorno per rendersi conto cosa ci servirebbe, ci servirebbero, l’ha ripetuto anche Michele Ainis recentemente a Annozero, leggi dure contro i conflitti di interessi, contro la gerontocrazia nella pubblica amministrazione per il ricambio delle classi dirigenti, servirebbero riforme per rilanciare la produzione verso quella gigantesca prateria che è la green economy, tutto il discorso che da anni sta facendo Beppe Grillo insieme ai suoi collaboratori e consulenti, quindi non sto qui a ammorbarvi perché ne sapete sicuramente più di me! E quello di cui si parla è l’ordine del giorno in tutte le democrazie dove ci siano dei politici, non dico giovani, almeno contemporanei e non fossili, volevo invece parlarvi delle riforme che si stanno discutendo nei palazzi della politica e che mobiliteranno l’attenzione della gente nei prossimi mesi perché c’è un tale surplus di parole, soprattutto anche di parole d’ordine che alla fine si rischia di non capire più di cosa stanno parlando. (leggi tutto)

Segnalazioni

La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Caimano bollito in salsa verde - Le poesie di Carlo Cornaglia
Le regionali crede d’aver vinto
visto che ha chiuso in un’enclave i rossi
e, invece, è il suo partito il caro estinto
a causa dei padan di Umberto Bossi.

La rossa primula dei tribunali
per le riforme che produrre agogna
si consegna ai leghisti suoi sodali,
mentre l’opposizion l’inciucio sogna
(leggi tutto)
 


continua

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bandanax

da Il Fatto Quotidiano, 10 aprile 2010


La notizia non è che il ministro Roberto Calderoli sia salito al Quirinale. E’ che l’abbiano fatto entrare. Il capo dello Stato ha addirittura ascoltato “la sua esposizione degli orientamenti generali del governo in materia di riforme” e ha ricevuto dalle sue mani “una prima bozza di lavoro”. Berlusconi è caduto dalle nuvole e ha derubricato la cosa come una “iniziativa personale” del rubicondo ministro. In realtà si trattava di uno dei celebri scherzi di Calderoli, per gli amici “Pota” (da non confondere con Cota e con la Trota). Lo stesso che chiese l’uscita dell’Italia dall’euro e iniziò a battere moneta padana in quel di Pontida, coniando il “calderòlo”. Lo stesso che sposò la sua prima moglie con rito celtico, alzando il calice di sidro in onore di Odino e Taranis. Lo stesso che marciò su Verona alla testa di un corteo contro il procuratore Papalia, “il più terrone che ci sia”, con tanto di bara.

Da anni il noto odontoiatra bergamasco fa di tutto per denunciare la sua vera natura, ma viene inopinatamente scambiato per un padre costituente. In realtà è un simpatico buontempone da bar che non sfigurerebbe nel remake di “Amici Miei” (al posto del celebre Sassaroli, il Calderoli). Uno che, per tirar tardi la sera con gli amici, sarebbe disposto a inventarsi di tutto. Anche un vertice estivo in una baita del Cadore per riscrivere la Costituzione. Quando lo disse alla moglie (“Cara, esco un attimo a fare le riforme istituzionali”), la signora lo fece pedinare da uno specialista, ma alla fine scoprì che era tutto vero. Nell’allegra brigata il consorte aveva la funzione di portare i grappini. Il fatto è che lo prendono sempre sul serio anche contro la sua volontà. Nel 2004, quando lo fecero ministro delle Riforme istituzionali, dichiarò costernato al Corriere: “Su di me non avrei scommesso una lira”. Non ci credeva nemmeno lui: di qui l’espressione perennemente esterrefatta, con occhio sgranato. Una sorta di parèsi nell’atto di domandare: “Io ministro? Ma siete sicuri?”. Da allora le provò tutte per convincere i colleghi che avevano sbagliato persona.

Definì Igor Marini “meglio di Pico della Mirandola”. Chiamò gl’immigrati “bingo bongo” e li invitò a “tornare nella giungla a parlare con le scimmie”. Propose, per le riforme, il “modello australiano”. Spiegò che “i culattoni meritano le fiamme dell’inferno”. Salutò l’elezione di Ratzinger con l’immortale “più che Benedetto XVI avrei preferito Crautus I” invocando “una Chiesa padana”. Lanciò l’idea di “castrare i pedofili con un colpo di cesoia”. Niente da fare, nessuno pensò di cacciarlo: a ogni pirlata seguiva ampio e articolato dibattito. A quel punto, à la guerre comme à la guerre, il burlone sfoderò l’arma segreta: una maglietta anti-Maometto al Tg1. Per quattro giorni non accadde nulla, poi le riprese fecero il giro del mondo arabo: tumulti, proteste, morti e feriti al consolato di Bengasi. A quel punto persino Berlusconi dovette privarsi del più moderato dei suoi ministri. 

Perché fosse definitivamente chiaro che lui è lì per sbaglio, annunciò che la sua riforma elettorale era “una porcata”. Fu subito promosso ministro della Semplificazione legislativa: lo paghiamo perché non gli vengano più in mente nuove leggi e ne cancelli qualcuna, possibilmente sua. Lui, sempre per mettere gli altri sull’avviso, ha estratto il lanciafiamme bruciando una montagna di carte asserendo che erano “375 mila leggi inutili”: se fosse vero, secondo calcoli di Gian Antonio Stella, il Parlamento italiano avrebbe dovuto lavorare “h 24” quattro giorni a settimana, compresi gli anni di guerra, dal 1861 a oggi, varando una media di 7,8 leggi inutili al giorno, più quelle utili. “Almeno ora – dev’essersi detto Calderoli – lo capiranno chi sono!”. Niente. Anzi ora ci casca pure il centrosinistra. Enrico Letta elogia il “metodo Calderoli per le riforme”. E Napolitano lo riceve al Quirinale per deliberare la sua “bozza di lavoro”. Pare che, per la forza dell’abitudine, abbia tentato addirittura di firmargliela lì, su due piedi. Al che Pota ha dovuto confessare: “Lasci stare, presidente: è la lista della spesa”.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

AD PERSONAMLunedì 12 aprile, ore 18, Villar Perosa (TO), Marco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere), c/o centro polivalente La finestra sulle valli, via Galileo Ferrarsi 2. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.






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da Antefatto.it

Dopo tanti cattivi maestri, finalmente è scoccata l’ora di quelli buoni. I moderati della Lega Nord, quelli che sfilavano con una lapide per il procuratore di Verona Papalia, quelli dei fucili e dei kalashnikov, quelli che vietano agli islamici di pregare nelle loro moschee e poi si sposano con rito celtico davanti al druido, sciolgono inni all’Amore e intimano al Pd di liberarsi di quell’estremista di Di Pietro. Luciano Moggi, condannato dalla giustizia sportiva e imputato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, l’uomo che ha trascinato la Juventus in serie B condannandola all’irrilevanza per anni, il braccio destro del dottor Giraudo appena condannato in primo grado a 3 anni, ecco, un personaggino di tal fatta pontifica sulla crisi della Juve iniziata grazie ai suoi maneggi: “Non cacciate Ferrara, ma la dirigenza”. Gli attuali dirigenti, infatti, hanno il grave torto di essere incensurati, di non ricorrere al doping e di non scegliersi gli arbitri à la carte. Dunque se ne devono andare (Ferrara invece no, perché è un fedelissimo suo e di Lippi, padre di cotanto figlio, vedi alla voce Gea). Anche Clemente Mastella, imputato a Napoli per varie concussioni, abusi e altre quisquilie insieme alla sua signora e a mezza Udeur,dunque rappresentante dell’Italia al Parlamento europeo, monta in cattedra: invece di andare a nascondersi per quel che è emerso sul suo conto, chiede 10 milioni di danni all’ex pm De Magistris, reo di averlo inquisito per i suoi rapporti con i vari Saladino e Bisignani. Sventola, a riprova della sua innocenza, il decreto di archiviazione di una gip di Catanzaro, dimenticando forse quel che ha scoperto la Procura di Salerno: la gip non aveva ricevuto tutte le carte dell’inchiesta Why Not necessarie per decidere su di lui; pare infatti che i pm calabresi ora indagati per aver fatto cacciare De Magistris e per aver insabbiato parte delle sue indagini non le avessero trasmesso l’intero fascicolo. Poi ci sono le lezioncine di Formigoni, al quale stanno arrestando assessori e amici al ritmo di uno alla settimana: lo Sgovernatore lombardo spiega che quello squisito esponente del Partito dell’Amore che è l’assessore Prosperini (“I gay? Garrotiamoli. Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia”) è stato arrestato per sbaglio, “come Alberto Stasi”. Si attende la querela di Stasi per l’accostamento.

Frattanto gli avvocati del premier si affannano a escogitare non una, ma tre leggi ad personam (superlodo Alfano con turboelica costituzionale, legittimo impedimento ovviamente illegittimo e processo breve anzi morto) con l’amorevole collaborazione del duo Violante & D’Alema. I quali, mentre ribadiscono di essere contrari alle leggi ad personam per evitare che gli elettori capiscano, lasciano chiaramente intendere una voglia matta di immunità-impunità. E seguitano a richiamarsi alla “Costituzione del 1948”. Si guardano bene dal dire che il vecchio articolo 68 non prevedeva alcuna immunità automatica, ma solo la possibilità che il Parlamento bloccasse eventuali inchieste viziate da fumus persecutionis, nei casi rarissimi, eccezionali di magistrati animati da intenti persecutori contro esponenti dell’opposizione per reati politici.

Mai ai padri costituenti, quelli veri, era venuto in mente di proteggere i capi di governo da sacrosante inchieste per reati comuni. Ora c’è solo un piccolo ostacolo, sulla strada dell’inciucione: gli eventuali elettori del pd, animati da quella che D’Alema chiama “la cultura azionista che non ha mai fatto bene al paese”. Non ce l’ha, si capisce, con gli azionisti Mediaset o Telecom: quelli gli son sempre piaciuti un sacco. Ce l’ha con il Partito d’azione dei Parri, Luss, Rosselli, Galante Garrone, Bobbio, Mila, Casalegno, Sylos Labini. Cattivi maestri che parlavano di questione morale. Tutti pericolosamente incensurati. Gentaglia.

Commento del giorno
di  saxblu - utente certificato - lasciato il 22/12/2009 alle 13:5 nel post Spatuzza, il penultimo a parlare
Come partito dell'amore mi piaceva di più quello di Cicciolina e Moana...sicuramente era più puro



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