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Buongiorno a tutti, è una grande giornata questa per l’informazione perché grazie a Wikileaks si allontana il modello della politica schizofrenica e anche della politica bugiarda che dice pubblicamente una cosa e privatamente il suo contrario.

Una nuova diplomazia mondiale
D’ora in avanti quali che siano le conseguenze di questa ondata interminabile che durerà per mesi, pubblicazione di rapporti più o meno riservati delle diplomazie occidentali, sicuramente chiunque faccia politica nei vari Stati e nei rapporti internazionali, dovrà sapere e saprà che ciò che dice in pubblico, potrà essere smentito immediatamente da ciò che magari ha detto in privato lo stesso giorno o il giorno prima perché nelle diplomazie c’è sempre la possibilità di una talpa che in un nanosecondo invia qualche file a questo sito e a altri che magari sorgeranno per emulazione.
(leggi tutto)

Segnalazioni

Roma, 30 novembre, ore 18.00 - Marco Travaglio partecipa alla presentazione del libro "
Io ti fotto" di Carlo Tecce e Marco Morello (edizioni Ponte alle Grazie). Interviene Antonello Caporale, modera Silvia Truzzi. c/o Caffé Letterario, via Ostiense 83.

Berluscoma 2011 - Il tramonto della Seconda Repubblica - Il nuovo Dvd di Marco Travaglio dal 30 novembre in edicola con Il Fatto Quotidiano.



 

 


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da Vanity Fair, 6 ottobre 2010

Il solo lato divertente del razzismo leghista di casa nostra lo puoi apprezzare appena passata la frontiera svizzera, tra Chiasso e Lugano, chiacchierando con i cugini leghisti del Canton Ticino quando ti spiegano che le tribù padane di Como, Varese, Verbania, con annessi Suv neri e partite Iva in bianco, sono in realtà spregevoli “ratti italiani”. Topi dentro il formaggio della ricca Svizzera. Gente che “viene da noi a rubarci il lavoro”, come ha appena dichiarato tale Giuliano Bignasca, svizzero col pedigree, leader della Lega Ticinese.

Perché il contrappasso di ogni razzista è di essere schifato da un razzista equivalente, che per privilegio geografico è stato sgravato un po’ più a Nord. Il quale considererà suo e indivisibile il territorio dove ha pascolato in gioventù il cervello. E si sentirà in diritto di squittire insulti verso il proprio Sud, confermando sempre la regola. Compresa quella di essere a sua volta umiliato da latitudini maggiori, magari quelle di un uno scandivo, un eschimese, un merluzzo.

Un bel po’ dei 50 mila lombardi frontalieri si sono molto offesi del paragone coi roditori. Il caso ha voluto che in quelle stesse ore il loro leader più bello, più intelligente e più votato, l’Umberto Bossi da Gemonio, stesse nutrendo la sua fama migliore paragonando i romani ai porci. Ma poi – a differenza del suo alter ego svizzero – ha detto che scherzava, non ce l’aveva con i cittadini romani, ma con i Palazzi della politica, dove stanno il potere e i ministri. Meschino: non ricordandosi che anche lui è un signor ministro, è finito in trappola come un signor topo.
(Vignetta di Fei)


Segnalazioni

Povero vecchio -
Le poesie di Carlo Cornaglia
Ventinove settembre, nell’arena
della Camera blatera il premier,
concludendo così l’estate oscena
vissuta grazie e Fini e ai suoi lacché.

Gli piacerebbe aver la maggioranza
anche senza i Granata ed i Bocchino,
indifferente, nella circostanza,
all’aver trasformato in un casino
(
leggi tutto)

Video -
Bossi e Alemanno, la polentata della pace (da ilfattoquotidiano.it)

Il decreto legislativo n.66/2010 elimina il divieto di costituire associazioni paramilitari in Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Non solo odio - Annozero, in onda giovedì 7 ottobre, ore 21, Rai2 - Ospiti in studio il direttore di Libero Maurizio Belpietro, Luigi De Magistris dell’Italia dei valori e l’esponente del Pdl Daniela Santanchè.

Rovigo, venerdì 8 ottobre, ore 18.30 - Nell'ambito della rassegna La Fiera delle parole, Marco Travaglio  partecipa a un incontro sulla libertà d'informazione. Intervengono Tiziana Ferrario e Filippo Rossi. C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45


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da Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2010


Questo Gheddafi è proprio adorabile. Da anni fa la caricatura di B. per farci capire la ridicolaggine dell’ometto che ci governa. Ma noi niente, continuiamo a prenderlo sul serio. Arriva in Italia più truccato e pittato di lui, coi capelli più incatramati di lui, addobbato da abiti più comici dei suoi, tipo il principe De Curtis in Totò sceicco. Se lui sfoggia dieci o venti ragazze alla volta, il Colonnello ne recluta 600 in una botta sola, sempre a pagamento. Porge a B. la mano da baciare, ben sapendo che lui bacia chiunque gli capiti a tiro, purché provvisto di pecunia. Anche i 30 cavalli berberi sono un perfido messaggio subliminale contro un tipetto che si fa chiamare Cavaliere ma ha sempre maneggiato stallieri: i cavalli preferisce farli senatori, deputati e ministri (i 32 denti bianchissimi del maggiordomo Frattini Dry col sorriso prestampato, tipo paresi, parlano da soli).

Il discorso-fiume di un paio d’ore al galoppatoio dei carabinieri, poi, è un’altra citazione comica, stavolta da Totò a colori, dove il maestro Antonio Scannagatti e la sua banda attaccano una marcetta infinita mandando in bestia il boss italoamericano Joe Pellecchia che tenta di arringare dal balcone la folla del paesello natìo. Tra qualche anno, quando sulla tragedia di quest’uomo ridicolo (non Gheddafi, l’altro) sarà calato il sipario, gli storici s’interrogheranno sull’epidemia che contagiò un’intera nazione, accecandola al punto di non farle vedere la comicità involontaria di chi la governava. 
Un po’ come in Cecità, il romanzo di Saramago, dove gli abitanti di una città immaginaria cadono vittime di un misterioso virus e diventano tutti ciechi. Immaginiamo un elettore del mitico Nord-Est, con la sua bella partita Iva, la sua villetta, il suo capannone, i suoi chiavistelli anti-rapina, la sua ronda padana anti-negher, il suo fazzoletto verde al collo o nella pochette, i suoi poster di Calderoli e Borghezio, insomma le sue radici cristiane. E proviamo a immedesimarci nei suoi pensieri alla vista del beduino travestito da dittatore dello Stato libero di Bananas che insegnava la storia del colonialismo e la teologia islamica e pure cristiana a ministri imbalsamati, noti prenditori e banchieri con le pezze al culo e al suo omologo italiota, accasciato e assopito sul trono imperiale mentre persino i cavalli berberi, per non parlare di quelli dei carabinieri, davano segni di impazienza. Avrà pensato, sentendolo chiedere altri 5 miliardi all’anno dall’Europa e minacciare in caso contrario l’invasione islamica, di essere stato preso per i fondelli dal Pdl? Avrà deciso di smettere di votare per questi impostori? Avrà provato un fugace desiderio di una destra normale, presentabile, sobria, allergica a certe sceneggiate? Macché.

Chi dovrebbe informare e far riflettere questa brava gente, cioè i giornali di centrodestra, è troppo impegnato a giustificare persino il Berlusgheddafi Show. Titoli de Il Giornale: “Gheddafi? Per la sinistra era un fratello”, “Perché bisogna fare affari con il Colonnello”, “Berlusconi: Con la Libia si è chiusa una ferita”. Titoli di Libero: “Silvio nella tenda: Sto lavorando per l’Italia”, “La Libia è meno terrorista per merito dell’Italia” (il concetto di “meno terrorista” ricorda quella fanciulla “un po’ incinta”), “È un’alleanza necessaria per uscire dalla morsa cinese” (sic). Dunque, malgrado gli sforzi del Cammelliere, ci terremo il Cavaliere senza nemmeno riderci su. E lui si prepara a nuovi e decisivi appuntamenti politici: il lancio del nuovo album scritto a quattro piedi con Apicella (13 canzoni d’amore in napoletano, titolo ancora coperto da segreto di Stato) e il “processo breve” per non finire in galera. “Voglio andare in tv – annuncia – e spiegare agli italiani la mia odissea giudiziaria, non voglio fare la fine di Craxi”. Tanto per farci capire che anche lui è colpevole. Grazie, l’avevamo intuito. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Da "Papi" a "Pappi" - di Vito Laudadio da ilfattoquotidiano.it





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Testo:

Buongiorno a tutti, questa è l’ultima puntata registrata del Passaparola, da lunedì prossimo saremo di nuovo in diretta e ci butteremo sull’attualità, immagino, anche se non lo posso dire perché è fine luglio, che non mancheranno gli spunti per raccontare qualcosa di fresco.

La strategia del terrore di Cosa Nostra
Facciamo oggi un’altra lista della spesa, la settimana scorsa abbiamo fatto quella della nostra classe dirigente, questa volta con l’aiuto di un Magistrato geniale, secondo me, Roberto Scarpinato che ho intervistato su questi temi qualche tempo fa, vorrei fare la lista della spesa di tutte le persone che sanno la verità sulla strategia politico – terroristico – mafiosa che concepì e poi realizzò le stragi. (Leggi tutto)

Segnalazioni

La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Io voto Zingaretti - di Marco Travaglio (da www.ilfattoquotidiano.it)

La sa più lunga Wired oppure Ucuntu e il Clandestino, di Riccardo Orioles (da www.ucuntu.org)
Assemblea - Ucuntu n.24 del 23 agosto 2010

Martedì 24 agosto, Cortina d'Ampezzo (BL), ore 17.45 - Nell'ambito della rassegna Una montagna di libri, Marco Travaglio partecipa all'incontro "Ad personam come paradigma del rapporto tra società e politica in Italia". C/o sala della cultura del Palazzo delle Poste, largo Poste 14.

Martedì 24 agosto, Alleghe (BL), ore 21 - Marco Travaglio partecipa a un incontro sulla Costituzione. Interviene Gian Antonio Stella. C/o sala congressi, piazzale comunale (località Caprile)

 

 


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da Il Fatto Quotidiano, 26 giugno 2010

Il Re Mida alla rovescia ha colpito ancora: dopo le Twin Towers, la crisi finanziaria, il terremoto e una mezza dozzina fra Mondiali ed Europei di calcio, l'unico nano menagramo ha fulminato pure l’ultima Nazionale di calcio. Confermando la regola: lui porta buono a un solo italiano, se stesso, mentre per gli altri è una catastrofe via l’altra. La svolta interessante è che, da un po’ di tempo, ha cominciato a menar gramo anche dalle sue parti. Ne sanno qualcosa Scajola, Bertolaso e tutta la Cricca. Ora la nomina di Brancher a ministro di Nonsisachè per sottrarlo al processo (ma una robetta purchessia da fargli fare si troverà, altrimenti lo fanno ministro dello Sviluppo di Qualcosa o dei Rapporti con Qualcuno) apre gli occhi persino a chi li ha foderati di salame: ieri, per dire, ha cominciato a dubitare Pigi Battista, mentre Polito El Drito si domandava sul Riformatorio “dove ho sbagliato?” e confessava di “aver passato buona parte dell’età adulta a sostenere che il berlusconismo non è un fenomeno criminale ma politico” e “non va demonizzato”.

In effetti lo spettacolo è avvincente: un tempo, per sottrarsi ai processi, gl’imputati si davano alla latitanza; oggi diventano ministri. Ecco, manca soltanto che con appena 16 anni di ritardo i pie’ veloci Battista e Polito scoprano chi è Berlusconi e magari, con la dovuta calma, pure Mills, Previti, Dell’Utri e Cosentino. A quel punto si rischia veramente grosso: le voci sulle ragioni che han portato alla nomina di Sciascia a deputato, Dell’Utri a senatore, Cosentino a sottosegretario, Brancher, Matteoli e Fitto a ministri potrebbero sfiorare addirittura il Quirinale.
Il Capo dello Stato, con i suoi fulminei riflessi, potrebbe domandarsi chi nomina i ministri e addirittura scoprire che li nomina lui. E poi, Dio non voglia, domandare a B. perché diavolo glieli ha fatti nominare. A quel punto si aprirebbero le cateratte: e se il presidente della Repubblica scoprisse il perché del lodo Al Fano, dello scudo fiscale, del legittimo impedimento, della legge bavaglio e prossimamente dell’Al Fano-bis, dopo altre 37 leggi ad personam in 15 anni? E se lo stesso Napolitano si domandasse perché diavolo ha firmato tutte le boiate che gli han portato?

Sarebbe una vera catastrofe perché, opportunamente indirizzato, potrebbe financo scoprire che l’art. 74 della Costituzione gli dà il potere di rinviarle alle Camere. Di questo passo c’è pure il caso che si accorga che, con la dipartita di Scajola, il ministero dello Sviluppo economico è occupato ad interim dal premier padrone di Mediaset, che nei prossimi mesi dovrà firmare il contratto di servizio con l’azienda concorrente di Mediaset, comunemente detta Rai: una situazione che potrebbe persino configurare un lievissimo conflitto d’interessi e portare il Colle a domandare a Palazzo Chigi cos’aspetti a nominare un ministro che si occupi di Rai senza possedere Mediaset. Così, tanto per vedere l’effetto che fa.

Forse, quando B. irromperà al Quirinale con mascherina e calzamaglia nere e piede di porco in mano, pioverà l’estremo monito. Ma l’effetto più devastante della débâcle azzurra è che ricalca in piccolo il trend nazionale: la selezione delle classi dirigenti non per merito, ma per colpa grave. La demeritocrazia. Chi è bravo è pure dotato di un cervello pensante e autonomo, dunque è una minaccia. Il che spiega il trionfo dei soliti noti, decrepiti, mediocri, senza qualità, ma obbedienti, servili, pronti a tutto. Come i pipponi azzurri, preferiti a gente estrosa come Totti, Balotelli e Cassano, lasciati a casa per non disturbare il manovratore. La stessa selezione all’incontrario sta per regolare il giro di nomine alle Authority di vigilanza: Cardia dalla Consob alle Fs (non distingue un treno da un carro funebre), Catricalà dall’Antitrust alla Consob (mai vigilato il trust Mediaset), Masi dalla Rai all’Antitrust (ci siamo capiti), Martusciello da Publitalia al Pdl all’Agcom, Innocenzi da Mediaset al governo all’Agcom a destinazione ignota. Ma ancora per poco: essendo pure lui indagato, un ministero non glielo leva nessuno.    
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Micromega n. 5/10, in edicola e in libreria - Nel nuovo numero della rivista: Marco Travaglio e Carlo Tecce "La Pravda di Minzolini" -  Il Tg1, notiziario della rete ammiraglia della Rai, è stato da sempre attento a tutti i poteri forti e a tutti gli equilibri istituzionali. Ma con l’arrivo di Augusto Minzolini si è trasformato in un vero e proprio megafono del presidente del Consiglio. Fra scandali occultati, bugie e finte notizie, ecco come il primo tg del paese è diventato la più potente arma di distrazione di massa a disposizione di Berlusconi.
Leggi il sommario

Ustica, 30 anni dopo 
Vergogna di Stato di Stefano Corradino, da articolo21.org
Giovanardi: Infondata ipotesi missile. La polemica con Rosario Priore, autore, con Giovanni Fasanella, del libro Intrigo Internazionale (edizioni Chiarelettere).

sotto scaccoSabato 26 giugno, Roma, ore 21. Serata No bavaglio in occasione della presentazione del documentario "Sotto Scacco", di Udo Gumpel e Marco Lillo. Partecipano Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Lillo, Udo Gümpel, Roberto Scarpinato, Claudio Gioè. c/o Caffé Letterario, via Ostiense 95.
Gli estratti del documentario " Sotto Scacco: Prima parte - Seconda parte
(da ilfattoquotidiano.it )


No bavaglio
Il testo del Ddl
Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona - 
Tutti in piazza il 1 luglio L'appello della Fnsi
Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione




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Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la quale strepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata.

Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.
Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono.
 
Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).

Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.

Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30% gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

No bavaglio
E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org) - Firma l'appello 
Fnsi: Black out dell’informazione il 9 luglio da domani giornali listati a lutto



La libertà di stampa e i libri - L'appello degli editori
Video: Dalla Piccola Biblioteca della Libertà, Marco Travaglio legge Indro Montanelli "Cronaca dall'Ungheria", 1956  




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Da Chiasso in poi - una trentina di passi oltre la frontiera, trenta minuti da Milano - e per tutta la vasta Europa accadono cose che neanche ci immaginiamo più. 
I cittadini pagano le tasse attraverso moduli semplici, normative efficaci e modalità condivise. Sanno che le tasse sono una parte del patto sociale. Nessuno li aizza con miserabili oscenità tipo: “Mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. 

La giustizia non è un labirinto, non è privilegio, non è un incubo. I processi si fanno prima che i reati finiscano in prescrizione e che le vittime invecchino. La giustizia è un servizio che regola la convivenza. Nessuno si sogna di dire che è “lotta politica con altri mezzi”. 

Le televisioni informano. Cioè raccontano i fatti in modo accurato, cercando di mettere in luce le relazioni tra il prima e il dopo, citando le fonti, i testimoni, rispettando le opinioni. Sono (in misura accettabile) plurali, separate dal potere, spesso del tutto indipendenti. Esercitano in vari gradi e misure, differenti forme di controllo, di critica e qualche volta di svelamento del potere. E’ una informazione regolata dal mercato, incentivata dalla concorrenza, controllata dall’opinione pubblica. Compresa la tv pubblica alla quale nessun politico si sogna di intimare “fedeltà al governo”.  

I premier in carica non progettano di bloccare i processi, ostacolare le indagini, cancellare l’informazione. Non troverebbero abbastanza voti in Parlamento, né avvocati per difendersi in giudizio.
I premier in carica non pronunciano lampanti bugie in pubblico e quando lo fanno si dimettono.
I premier in carica non hanno processi in corso. E quando gli accade escono di scena.
I premier in carica non hanno conflitti di interesse. E se scoperti ne traggono le conseguenze.
I premier in carica non si fanno leggi a tutela dei propri interessi, per elementare senso dello Stato e perché lo scandalo li travolgerebbe.
I premier in carica non elogiano i mafiosi, non insultano i magistrati, non maledicono  l’informazione. 
I premier in carica non possiedono dieci ville, tre televisioni, una squadra di calcio, compagnie di assicurazioni, banche, case editrici, case di produzione televisiva, case di produzione cinematografica, partecipazioni azionarie in aziende di una dozzina di Paesi, un fratello che traffica in discariche, vende decoder e intanto è accusato di comprare intercettazioni.
I premier in carica non girano con motociclette apripista, tre auto di scorta, furgoni blindati e un esercito di bodyguard come i gangster del Rap o gli oligarchi della Russia mafiosa.
I premier in carica non vanno a puttane. Non frequentano le ragazzine. Non le candidano. Non entrano in discoteca. Non riuniscono i ministri a casa propria, presentandosi in vestaglia.  
(Vignetta di Natangelo)

Sveglia, coglioni!  - Le poesie di Carlo Cornaglia
Che il peggio fosse ormai dietro le spalle,
come diceva il mentitor premier,
fu la più gigantesca delle balle
esaltata dal Minzo, il suo lacché,

mentre si avvicinava la burrasca.
Che dicano Tremonti e il Cavaliere
che non ci metteran le mani in tasca
è cosa degna del barzellettiere.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Sciopero Rainews 24 "Che fine ha fatto RaiNews" ? Roma, venerdì 4 giugno,  Valigia Blu manifesta con Rainews davanti alla sede Rai di Viale Mazzini 14, dalle ore 10.00. Iscriversi qui per partecipare.

libri per la libertàContro il Ddl intercettazioni, reading per la libertà con gli autori di Chiarelettere: Milano, 4 giugno, ore 18 c/o Fnac, via della Palla 2 - Roma 5 giugno, ore 11 c/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254/255.

Commento del giorno
di galfra - lasciato il 3/6/2010 alle 8:56 nel post Ma ci siete o ci fate?
"Se io lavoro, faccio tanti sacrifici e lo Stato mi chiede il 50 per cento e passa, reputo questa come una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere le tasse".
Silvio Berlusconi, conferenza stampa del 17 febbraio 2004 


Annozero live: i vostri commenti alla puntata



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