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da Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2010

C’
è un motivo preciso per cui la denuncia del deputato di centrodestra Carmelo Briguglio sullo spionaggio organizzato  da spezzoni dei Servizi segreti ai danni di “parlamentari non graditi” va presa molto sul serio. Ed è un motivo talmente documentato e circostanziato che dovrebbe spingere al più presto il Copasir – il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Massimo D’Alema – a convocare il premier per chiedergli, in sede istituzionale, chiarimenti e spiegazioni.
Ieri Briguglio, che è un membro del Copasir, in un’intervista al Fatto, ha rivelato come vi siano stati dei suoi “colleghi di area finiana spiati e filmati da pezzi deviati dei servizi” e come su di essi siano stati “confezionati dossier”. Della cosa, ha aggiunto, se ne sta occupando proprio il Comitato che ha per questo già ascoltato Italo Bocchino. Bene, come è noto, il dossieraggio degli avversari del Cavaliere da parte di 007 non è una novità.

Tra il 2001 e il 2006 materiale su chi veniva considerato un nemico di Berlusconi è stato raccolto e archiviato in un ufficio del Sismi in via Nazionale a Roma, diretto da Pio Pompa. E in qualche caso i dossier si sono poi tramutati in articoli pubblicati da Libero e da Panorama. L'intero schedario, nel quale compariva pure uno struggente fax in cui Pompa ricordava al premier di essere un “suo uomo fedele e leale”, è stato poi scoperto dalla Digos. Dal blitz è nata a Perugia un’indagine per peculato contro Pompa e il suo superiore, Nicolò Pollari. I due però si sono rifiutati di rispondere alle domande dei pm sostenendo
 
che per difendersi avrebbero dovuto violare il segreto di Stato. E Berlusconi per iscritto ha loro ufficialmente dato ragione.

Per il capo del governo, dunque, schedare e spiare gli avversari politici rientra “tra le indispensabili attività istituzionali” dei Servizi. Una tesi da Stato 
sovietico che il 9 giugno ha spinto il gip a rivolgersi alla Corte costituzionale, sollevando un conflitto di attribuzione. Ma la questione non è solo giuridica. È politica. Perché attiene ai diritti e alla libertà dei cittadini. Il premier che ha avallato i dossieraggi in via Nazionale e, forse, lo spionaggio dei finiani, oggi deve spiegare. E il posto giusto per farlo c’è. Si chiama Copasir. Ma deve farlo subito. Prima che la democrazia muoia, uccisa dalla sua macchina del fango. 
  
(Vignetta di Natangelo)

L'intervista a Carmelo Briguglio - di Paola Zanca, da ilfattoquotidiano.it

I soliti ignoti - Le poesie di Carlo Cornaglia
E’ TelePadrePio a far sconquasso:
“Le adorate reliquie di San Pio
hanno provato a rubare con lo scasso
d’una teca!” Scoppiò l’ira di Dio:

roventi i cellular, Foggia turbata,
sui computer migliaia di messaggi,
folla che va al convento disperata
con il più triste dei pellegrinaggi.
(leggi tutto)

Commento del giorno 
di Elle.G. - lasciato il 12/8/2010 alle 11:33 nel post
Delinquere, ruttare, vendicarsi, vantarsene
Da diversi anni e da più parti viene proposto di togliere il valore legale della laurea. Senza tanto darsi da fare, con la laurea Honoris Causa a Bossi, il valore legale decade automaticamente!



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Ora d'aria
l'Unità, 3 agosto 2009


Finalmente il Copasir, comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza, assume un’iniziativa che ne giustifica l’esistenza. Il suo presidente Francesco Rutelli, infatti, ha deciso di abbandonare le fumose cacce alle streghe tipo “caso Genchi” e di occuparsi finalmente del ruolo dei servizi segreti nelle trattative fra Stato e mafia durante e dopo le stragi, fra depistaggi, bugie, carte sparite, verità sepolte. Visto che intanto la commissione Antimafia, incautamente affidata a un vecchio amico di Roberto Calvi (P2) e poi di Silvio Berlusconi (P2) come Beppe Pisanu, dorme sonni profondi, Rutelli e il suo Copasir hanno il merito di lanciare un sasso nello stagno di una classe politica che, quando si tratta di stragi mafiose, è sempre in altre faccende affaccendata.

I meriti però si fermano qui. Perché, stando all’annuncio di Rutelli, il Copasir avrebbe intenzione di convocare il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, e il premier Silvio Berlusconi. Quanto al primo, non si capisce quale contributo potrebbe fornire, visto che l’inchiesta appena riaperta su depistaggi e possibili mandanti esterni delle stragi è in pieno svolgimento ed è improbabile che si concluda prima di molti mesi. Quanto al secondo, nel 1992-’93 non era in politica, essendovi entrato l’anno seguente, a stragi concluse: sarebbero molte le domande da porgli sui rapporti suoi e del fido Dell’Utri con la mafia. Ma la sede ideale non è il Copasir, bensì l’Antimafia: o meglio lo sarebbe se a presiederla non fosse l’ex ministro dell’Interno di Berlusconi e a dominarla non fosse la sua maggioranza. Il Copasir dovrebbe invece concentrarsi sui rappresentanti di quello scorcio di Prima Repubblica. Per esempio mettendo a confronto Nicola Mancino e Giuseppe Ayala. Mancino, all’epoca ministro dell’Interno, ha sempre negato di aver incontrato Borsellino, che invece annotò un incontro con lui al Viminale il 1° luglio ‘92, 16 giorni prima di essere assassinato in via d’Amelio. Ayala l’ha smentito a distanza di 17 anni, salvo poi tentare di smentire la smentita (ma, purtroppo per lui, a confermarla c’è la registrazione della sua intervista sul sito Affaritaliani.it).

Il Copasir potrebbe poi convocare il generale Mario Mori, all’epoca vicecomandante del Ros impegnato in una sconcertante trattativa con la mafia tramite Vito Ciancimino, dopo Capaci e via d’Amelio. Trattativa di cui Violante, sempre con 17 anni di ritardo, ricorda di essere stato in qualche modo informato dallo stesso Mori, che gli avrebbe invano proposto un incontro con l’ex sindaco mafioso. A nome di chi trattava il Ros con gli assassini di Falcone e Bosellino? E perché Violante non denunciò quell’immondo negoziato, non indagò come presidente dell’Antimafia e non ne avvertì la Procura di Palermo? Se Rutelli volesse domandarlo agli interessati, molti italiani che il Parlamento e dunque il Copasir pretendono di rappresentare gliene sarebbero grati.

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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