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bertolotti de pirro

Si dà il caso che la sola, autentica, originale vittoria sulla destra, in queste catastrofiche elezioni del non voto e del voto espresso, l’abbia conseguita Nichi Vendola in Puglia. Una impresa che sembrava non solo temeraria, ma addirittura impossibile: sconfiggere contemporaneamente i due berlusconismi italici, quello autentico della destra scesa in campo con la diretta investitura del sultano di Arcore, e quello speculare degli apparati del partito democratico che agivano con la diretta investitura di Massimo D’Alema, lo Stratega, il Machiavelli del Salento, la Mente Più Lucida della Sinistra, lo Skipper.

Ricorderete le rotte che un paio di mesi fa il volitivo D’Alema aveva cartografato con brevi e imperiosi segni sulle mappe del nostro mare sociale: “La situazione è resa difficile non dalle nostre trame, ma dalla decisione di Vendola di candidarsi” (29 novembre). “Sono stato chiamato per affrontare una situazione estremamente difficile creata da Vendola”. (27 novembre). “Il suo personalismo ha avvelenato una vicenda politica  che doveva svilupparsi diversamente. Potevamo puntare su Boccia senza fare nemmeno le primarie, come ci chiedeva l’Udc di Casini” (21 gennaio). “Vendola non è in grado di realizzare ciò di cui la Puglia ha bisogno, cioè quella coalizione democratica con l’Udc che stiamo sperimentando. Non è una improvvisazione, ma una strategia politica”. (18 gennaio). “Ha messo il partito con le spalle al muro”. “Come leader ha fallito”. (24 gennaio)

Frasi d’astiosa intolleranza, anche loro di sapore arcoriano. Rivelatrici. Come tante altre assonanze: soldi, affari, alleanze spregiudicate, stili di vita. Dal progetto di privatizzare l’Acquedotto pugliese voluto tanto dai dalemiani quanto dai faccendieri della destra. Fino al notevole dettaglio del supermarket sessuale di Giampi Tarantini che offriva proprio la stessa merce (anche mentale) alle tristi notti del Cavaliere e a quelle del succedaneo Frisullo. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Commento del giorno
di psikosara - lasciato il 29/3/2010 alle 14:39 nel post
La Polizia della Casta
Qui Radio Londra : è stato ufficialmente ripristinato il reato di opinione ; tutta la cittadinanza è invitata a consegnare a un delegato della Guardia Nazionale tutti i fogli A 4 reperibili in casa con relativi pc.


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natangelo

Da Il Fatto Quotidiano del 26 gennaio 2010

C’è un che di pervicacemente odioso nel comportamento degli elettori pugliesi del Pd. Alle primarie di cinque anni fa D’Alema ordina di votare Boccia e loro votano Vendola al 51%. Ora D’Alema riordina di votare Boccia e loro rivotano Vendola, ma al 75%. Percentuale che a Gallipoli, casa D’Alema, sale all’80 e a Fasano, casa Latorre, all’85. Più passa il tempo e meno gli elettori capiscono le alte strategie dell’Attila del Tavoliere. Non che Boccia fosse proprio senza speranze: le ha perse quando D’Alema ha deciso di dargli una mano. In quel preciso istante persino Vendola, con tutte le cazzate che ha fatto in questi ultimi mesi, è parso uno statista. Quando poi Max ha dichiarato che “Vendola ha fallito come leader” e “io non ho mai perso un’elezione in vita mia”, è apparso chiaro che Nichi avrebbe stravinto. Quando infine Max ha assicurato a Boccia che, alla peggio, avrebbe “perso bene”, il giovanotto ormai terreo si è visto definitivamente perduto. Infatti, candidato di un partito al 30%, s’è fatto doppiare da quello di un partito al 2%. Un trionfo.
Qualche schizzinoso osserva che non è stata una mossa geniale contrapporre a Vendola un candidato già sconfitto da Vendola e poi, per giunta, meravigliarsi se ha riperso con Vendola. Ma questa è gente che non capisce l’intelligenza di Max. Che ora, per così poco, non deve darsi per vinto, anzi, insistere nell’opera di rieducazione delle masse.
Magari, fra cinque anni, quando si ripresenterà per la terza volta in Puglia con Boccia al fianco, prenderà solo i voti di un paio di anziane prozie, ma nel frattempo i voti complessivi del Pd saranno scesi a tre: vittoria assicurata col 66%.

L’importante è continuare a seguire gli amorevoli consigli del Pompiere della Sera, che con i suoi Galli della Loggia, Panebianco, Ostellino, Battista e Franco ha gioiosamente sospinto il Pd verso la proficua alleanza con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro, infinitamente più graditi al popolo del centrosinistra che non, poniamo, un Vendola o un Di Pietro. Da anni questi giganti del pensiero si affannano a invitare il Pd al dialogo con Berlusconi e a metterlo in guardia dall’antiberlusconismo, come se il travaso di voti del Pd all’Idv fosse colpa di Di Pietro e non merito del Pd. Ora finalmente assaggiano il risultato dei loro amorevoli consigli: nel giro di un mese l’Attila di Gallipoli ha trasformato il centrosinistra in un campo di Agramante in una delle poche regioni in cui, nonostante lui, aveva ancora un senso e qualche voto. Ma niente paura: nemmeno le primarie in Puglia serviranno da lezione. E’ già pronto l’alibi: non potendo dare la colpa a Di Pietro (che si è detto pronto a sostenere tutti i candidati indicati dal Pd, purché gli vengano comunicati prima delle elezioni), il capro espiatorio è già stato individuato nel sindaco di Bari, Michele Emiliano, che per dar retta a Max è uscito pure lui con le ossa rotte dal Risiko dalemiano. 
 

Come se alle primarie non votasse la gente, ma le nomenklature. Michele Vietti dell’Udc ha le idee ancora più chiare: “Il Pd o abolisce le primarie, o si suicida” (l’Udc le ha abolite prima ancora di farle, anche perché verrebbero continuamente interrotte da retate delle forze dell’ordine). Ecco, è colpa delle primarie: finché si interpelleranno gli elettori, l’Udc non potrà mai allearsi col Pd. E manco col Pdl, visto che Casini, Cuffaro e Cesa sono molto popolari anche a destra. Massimo Franco, sul Pompiere, concorda: guai se il Pd arguisse dalle primarie che i suoi elettori non vogliono l’Udc, guai se tornasse all’“Unione prodiana già bocciata dagli elettori alle politiche del 2008” (in realtà nel 2008 non c’era nessuna Unione prodiana, ma il Pd di Veltroni che l’aveva appena fatta cadere). Ora, sempre col Pompiere nel taschino, Attila è atteso dalla mission più impossible della vita: dopo aver perso tutte le elezioni e averle fatte perdere anche a Boccia e al Pd, deve riuscire a perdere pure la Puglia contro un Carneade scelto da quel genio di Raffaele Fitto. Ma, con un po’ d’impegno, ce la può fare. 
(Vignetta di Natangelo)

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Lo Scorpione+Fei in mostra al Mads di Roma



Commento del giorno
di Tolomeo - lasciato il 25/1/2010 alle 13:51 nel post Processo breve, processo morto
Vendola stravince le primarie in Puglia, il PD seriamente preoccupato, vede allontanarsi le probabilità di sconfitta.



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