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I blog sono stazioni della Rete da cui partono racconti. Sono convogli di notizie che viaggiano in orizzontale, illuminando paesaggi in ombra, dettagli sconosciuti, e confini che di solito non si vedono. Al loro passaggio altre informazioni si aggregano: racconti che vengono da chi legge, commenta, litiga, discute, e infine scrive da punti di vista differenti e spesso inaspettati, magari solitari, spesso lontani dal centro, eccentrici.
I blog sono libertà di sguardo. Prosperano nelle società libere, ossigenati da una opinione pubblica abituata a esercitare il suo diritto di parola, di critica, di denuncia, di satira. Ma addirittura brillano, come oasi di luce e di parole, nel buio di quelle società assediate dal silenzio violento del potere, quando viene fermata la carta stampata, spenta la televisione, minacciati i giornalisti, ridotte al minimo tutte le reti visibili e invisibili di quel racconto quotidiano dentro al quale si specchia la società intera anche quando va in frantumi.

Accadde per la prima volta a Sarajevo, negli anni della guerra di Jugoslavia, di leggere sui blog degli assediati resoconti clandestini via Internet. Poi nell’Iraq bombardato durante la Prima guerra del Golfo. Poi in tutti gli incendi successivi della Storia, dallo Sri Lanka, fino alle rivolte di Rangoon e del Tibet, e dalle strade di Teheran, dove il regime di Ahmadinejad uccide studenti, oscura tv, chiude agenzie di stampa, deporta gli oppositori.

Sono i blog a saltare quei fili spinati. A diradare il fumo degli incendi, contare i morti, ricostruire dinamiche, svelare bugie, registrare identità di scomparsi, tramandare piccole verità - magari una sola foto, magari poche righe di una testimonianza oculare - ma capaci di smontare grandi menzogne.

Nella nostra Italia solitaria, dove il regimetto allestisce censure quotidiane, non ammette domande, fabbrica bugie di copertura, nega verità conclamate, considera eversive le inchieste giornalistiche, l’effetto sfiora più spesso la farsa della tragedia. Non per niente in questo primo anno il nostro blog ha registrato più risate che lacrime.

Togliete le sciagure vere, il terremoto in Abruzzo, la crisi economica, la strage ferroviaria di Viareggio, la guerra in Afghanistan. Ma il resto? Ignazio La Russa in mimetica, fa piangere o ridere? E le poesie amorose di Sandro Bondi? E la guerra alla prostituzione di Mara Carfagna? E gli occhi inconsapevoli di Capezzone? E le tombe fenice sotto le docce sarde del Sultano? La nostra stazione nella Rete ha smistato tantissimo stupore, qualche risata, un bel po’ di rabbia, infinita pena. Sembrava impossibile tenerci un premier 13 volte processato, e invece accade che passi indenne nel fuoco di scandali che avrebbero divorato qualunque politico occidentale, le notti con donne a tassametro, addirittura registrato con il suo piccolo bagaglio di erotismo coltivato nei bar dell’altro secolo (le barzellette, le palpatine, l’accappatoio), le bugie affidate a tutti i media, le amicizie con Gheddafi e Putin, l’irrisione dei massacri in Cecenia, la moltiplicazione del suo patrimonio personale, la guerra alle inchieste, la guerra alla magistratura, la destrutturazione dei processi, la sistematica irrisione del valore della legalità, l’esibizione della ricchezza, l’elogio della forza, della furbizia, della prepotenza, del cinismo con cui asseconda il consenso, lo enfatizza sacrificandogli minimi gradi di convivenza civile, cavalcando la paura, generando odio verso gli immigrati, conflitti tra Nord e Sud, tra i ricchi e i poveri, tra le generazioni. E varando condoni fiscali.

Sembrava impossibile fare peggio di D’Alema, Bertinotti, Veltroni, invece gran parte dell’opposizione continua a balbettare in un Parlamento congelato dal permanente voto di fiducia, a tollerare il conflitto di interessi, anzi a scenderci a patti in cambio di qualche poltrona e a un osso ogni tanto da rosicchiare. Sembrava impossibile fare un Tg1 più censurato di quello di Gianni Riotta, ma Augusto Minzolini, il successore, c’è riuscito. Sembrava impossibile che uomini e donne adulte continuassero a tollerare lo strapotere di un solo uomo che si è fabbricato un governo a sua immagine, una disinformazione a sua immagine, una opposizione a sua immagine. Proteggendosi con leggi che rovesciano il diritto, e attribuendosi diritti che rovesciano il buon senso. E (sembrava impossibile) che migliaia di giornalisti continuassero a scegliere la piccola fuga quotidiana nel silenzio, e avvocati, professori, impiegati, professionisti, imprenditori non trovassero mai abbastanza coraggio per rovesciare il tavolo, mettersi a ridere davanti a questa deriva di Corea mediterranea, e almeno una volta dicessero: non ci sto, voglio scendere.

Noi ci abbiamo provato. E per un intero anno questa stazione nella Rete è stata la nostra agenda.
L’abbiamo usata un giorno alla volta per parlarvi del nostro tristissimo presente. Ora l’abbiamo fatta di carta, con una selezione di testi e di immagini, sperando che da domani ci scriviate il vostro radioso futuro.

Quadri di Roberto Corradi
Vignette di Bandanas, Natangelo, theHand
Poesie di Carlo Cornaglia
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