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Dopo l’eroico arredatore un po’ strano, il commerciante un po’ evasore, l’ambasciatore un po’ ciarliero e l’ingegnere un po’ smemorato (smentisce addirittura di esistere), altri mirabolanti supertestimoni sono pronti a fornire ai segugi del Geniale nuove “pistole fumanti” sullo “scandalo Fini-Montecarlo”, anche se nella confusione generale nessuno ricorda più in che consiste lo “scandalo Fini-Montecarlo” (nel fatto che la società che acquistò l’alloggio da An l’affittò al quasi-cognato di Fini? che Fini e la Tulliani hanno comprato una cucina Scavolini da 4500 euro al mobilificio Castellucci? Che l’han pagata loro e non Anemone? che forse Fini è stato a Montecarlo? Che il quasi-cognato ha una Ferrari e ogni tanto la lava? Che Fini va al mare con la fidanzata e le figlie? Che Fini ha una fidanzata e delle figlie? Che Fini è incensurato e non è nemmeno stato avvocato o socio di mafiosi? Boh).

Ormai non c’è nemmeno bisogno di cercarli: arrivano a frotte. Pare che la sede del quotidiano milanese sia assediata ogni giorno fin dall’alba da orde di aspiranti supertestimoni che, per un tozzo di pane o al massimo per un ministero o un posto da velina tv o entrambe le cose, sono pronti a supertestimoniare qualsiasi cosa, anche che Fini li ha assassinati, fatti a pezzi e sciolti nell’acido. Appena albeggia, il condirettore Alessandro Sallusti, coadiuvato dal vicedirettore Massimo de’ Manzoni che gli regge la biro, prendono le prenotazioni all’uscio di via Negri e, protetti da robuste transenne, distribuiscono i numeretti come alla mutua. Poi hanno inizio le audizioni, che si protraggono fino a notte fonda. Grazie a una talpa nel quotidiano di Feltri, siamo in grado di anticipare le prossime puntate della campagna anti-Fini, supertestimone per supertestimone.

Mark Webber, pilota automobilistico della scuderia Red Bull, ricorda distintamente che, all’ultimo Gran Premio di Montecarlo, percorrendo ai 320 l’ora il tratto fra la Nouvelle Chicane e la Curva del Tabaccaio, ebbe la netta impressione di intravedere con la coda nell’occhio Fini, la Tulliani e il cognatino appesi a un balcone mentre tentavano inutilmente di introdurvi a viva forza una cucina Scavolini, perciò Fini deve dimettersi (titolo del Giornale: “Ennesima figura da tabaccaio: dalla nouvelle chicane alla nouvelle cuisine”).

Il pizzicagnolo dietro l’angolo di Boulevard Princesse Charlotte è pronto a giurare che un giorno Fini entrò in negozio e acquistò ben due provoloni, che non è proprio sicuro ma dovevano essere di marca Auricchio, sicuramente pagati con soldi sottratti alle casse di An, ergo deve dimettersi (titolo del Giornale: “La provola del nove che incastra Fini”).

La callista dello stabile di fronte rammenta quando Fini salì da lei dolorante per un durone sull’alluce destro recante l’impronta inequivocabile di una cucina Scavolini cascatagli sul piede, dunque deve dimettersi (titolo del Giornale: “Calli amari per Fini, traditore dalla testa ai piedi”).

Un gatto randagio di passaggio nel Principato ha rilasciato a Feltri un affidavit in cui dichiara sotto giuramento che una sera rischiò il pelo a causa della Ferrari del Tulliani lanciata a tutta velocità e, quando protestò contro il pirata-cognato, lo vide sventolare il dito medio e lo udì vantare la parentela col presidente della Camera, il quale pertanto deve dimettersi (titolo del Giornale: “I quattro gatti di Fini scendono a tre”).

Una pantegana di pedigree francese, ma con doppia residenza monegasca per motivi fiscali, inseguita quella sera dal felino superstite, ne conferma in toto la testimonianza, ma a patto di far parte del cast de “La pupa e il secchione” o della redazione del Giornale, fa lo stesso, dunque Fini deve dimettersi (titolo del Giornale: “Fini sempre più nei guai: dopo la topa, il topo”). Poi ci sarebbe pure un tizio che annuncia esplosive rivelazioni su un conto cifrato “Scavolini” aperto da Fini a Montecarlo: un certo Igor Marini, reparto modernariato. Si attendono ancora i riscontri, ma Renato Farina garantisce che è tutta roba buona.

da Il Fatto Quotidiano del 19 agosto 2010

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